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Con l'approvazione dell'innalzamento di un punto percentuale dell'IVA - a tappe dal 2018 - si è concluso oggi, dopo tre giorni di discussioni, l'esame del progetto "Previdenza per la vecchiaia 2020".

L'ambiziosa riforma proposta dal Consigliere federale Alain Berset è stata approvata dal Consiglio degli Stati con 28 voti favorevoli, 5 contrari e 10 astenuti. Il dossier passa ora al Consiglio nazionale.

Lunedì e martedì i "senatori" avevano già deciso d'innalzare a 65 anni l'età pensionabile per le donne, di introdurre il pensionamento flessibile tra 62 e 70 anni, di diminuire dal 6,8% al 6,0% il tasso di conversione per le rendite della cassa pensione, di ridurre la deduzione di coordinamento, di aumentare i prelievi sui salari e di alzare le rendite AVS.

Oggi la Camera dei cantoni doveva esprimersi sugli unici due punti rimasti ancora in sospeso: l'aumento dell'IVA e la partecipazione dei lavoratori agli utili degli assicuratori vita che operano nel settore della previdenza. Con 29 voti a 11 e 4 astensioni, i "senatori" hanno approvato un incremento di un punto percentuale del tasso ordinario dell'Imposta sul valore aggiunto.

L'IVA salirà all'8,7% nel 2025

Inizialmente il tasso rimarrà comunque invariato: nel 2018 terminerà infatti il supplemento di 0,4 punti dell'IVA destinato all'AI per il suo risanamento. Contemporaneamente entrerà in vigore un aumento di 0,1 punti destinato alla ferrovia (decisione presa nell'ambito del progetto FAIF) e di 0,3 punti destinati appunto all'AVS. Il tasso rimarrà così fermo all'8%, ha spiegato Urs Schwaller (PPD/FR) a nome della commissione.

Un secondo incremento di 0,3 punti sarà effettivo quando l'età pensionabile delle donne avrà raggiunto 65 anni (ossia tre anni dopo l'entrata in vigore della riforma, verosimilmente nel 2021) e ulteriori 0,4 punti nel 2025, portando così il tasso ordinario all'8,7%. Le aliquote ridotte dell'IVA saranno aumentate in modo proporzionale.

I "senatori" hanno invece respinto, con 42 voti a uno e una astensione, la proposta del governo di aumentare l'IVA di 1,5 punti percentuali. "Bisogna dare sì sufficienti mezzi finanziari a questa revisione, ma si dovranno anche convincere i cittadini in vista della votazione popolare", ha sostenuto Roland Eberle (UDC/TG). La modifica delle aliquote dell'Imposta sul valore aggiunto necessita infatti una modifica della Costituzione.

Invariata la partecipazione agli utili

Il secondo punto ancora da trattare riguardava la partecipazione degli assicurati alle eccedenze figuranti nel conto d'esercizio delle imprese di assicurazione sulla vita che operano nel settore della previdenza professionale. Con 28 voti contro 15, i "senatori" hanno deciso di lasciare il relativo tasso invariato al 90%, e di non portarlo al 92% come auspicava il Consiglio federale.

"Un aumento della quota minima rischia di essere controproducente poiché gli assicuratori sarebbero costretti ad orientare sulla difensiva la loro strategia d'investimento", ha sostenuto Urs Schwaller. "La percentuale sarebbe sì più grande, ma il piatto da cui è prelevato il reddito da distribuire sarebbe più piccolo", ha aggiunto Felix Gutzwiller (PLR/ZH).

Pensioni assicurate grazie all'abbassamento del tasso di conversione

Gli altri punti centrali della riforma erano già stati adottati in precedenza. Per far fronte all'invecchiamento della popolazione e all'uscita dal mondo del lavoro della generazione del baby boom, è stato deciso di abbassare dal 6,8% al 6,0% il cosiddetto "tasso di conversione", ossia la percentuale applicata agli averi del Secondo pilastro che permette di calcolare la pensione annua.

Per mantenere invariate le pensioni - senza compensazioni, la riduzione delle aliquote si tradurrebbe in un calo delle rendite del 12% - i "senatori" hanno deciso di innalzare le rendite AVS di 70 franchi, di portare al 155% (oggi 150%) il tetto massimo della rendita AVS per i coniugi e di aumentare il capitale vecchiaia disponibile al momento del pensionamento.

Quest'ultimo aspetto sarà realizzato grazie a un aumento dei prelievi sui salari. È infatti stato deciso di diminuire la deduzione di coordinamento, di anticipare a 21 anni l'età a partire dalla quale si versano i contributi per la cassa pensione (oggi è 25 anni) e di aumentare di un punto percentuale l'aliquota degli accrediti di vecchiaia per i lavoratori compresi tra i 35 e i 54 anni.

Anche l'aumento delle rendite AVS, che nel 2030 dovrebbe pesare 1,4 miliardi di franchi sulle casse del Primo pilastro, sarà finanziato con un incremento dei prelievi sui salari, pari a 0,3 punti percentuali. I contributi versati dai lavoratori dipendenti passeranno così dall'8,4% all'8,7% del reddito determinante. Per gli indipendenti saliranno dal 7,8% all'8,1%.

L'innalzamento dell'età pensionabile per le donne contribuirà pure a finanziare l'aumento delle rendite del Primo pilastro nella misura di 1,1 miliardi di franchi. La Camera dei cantoni ha invece rinunciato a modificare le rendite di vedovanza ritenendo che tale riforma sia prematura e difficilmente difendibile in votazione.

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SDA-ATS