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CSt: retribuzioni abusive, i fronti si avvicinano

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 marzo 2012 - 21:03
(Keystone-ATS)

Prosegue la marcia di avvicinamento tra le due Camere circa il controprogetto indiretto all'iniziativa popolare contro le retribuzioni abusive. Per gli Stati, in futuro gli azionisti dovrebbero essere chiamati a dire la loro sulle remunerazioni della direzione, oltre che quella del Consiglio d'amministrazione (Cda). Tuttavia, ai soci dovrebbe essere permesso di fissare negli statuti se tale votazione ha carattere vincolante oppure consultivo. Il dossier ritorna al Nazionale.

La decisione odierna permette di eliminare un ostacolo non da poco tra i due rami del parlamento, divisi tra l'altro sull'opportunità di obbligare o meno gli azionisti ad esprimersi anche sul trattamento economico della direzione, oltre che del Cda. Fin dall'inizio, il Nazionale si è battuto sull'obbligatorietà del voto, così come chiede l'iniziativa. Gli Stati proponevano invece una versione edulcorata: sì alla votazione, se gli statuti non prevedono altrimenti.

Un altro punto sul quale si è raggiunta un'intesa riguarda il regolamento sui salari. Quest'ultimo non dovrà più contenere disposizioni riguardanti il rapporto massimo tra il salario di base e i bonus. Su questo punto sono stati i "senatori" a cedere. La maggioranza della camera ha seguito il ragionamento del collega Pirmin Bischof (PPD/SO), secondo il quale una simile disposizione non impedirebbe l'elargizione di bonus esagerati, ma avrebbe come conseguenza un innalzamento dei salari di base.

Nel corso del dibattito ha preso la parola anche l'imprenditore sciaffusano Thomas Minder - eletto in ottobre agli Stati come indipendente e ora membro del gruppo UDC - cui si deve il lancio dell'iniziativa popolare. Minder ha criticato il controprogetto che - a suo parere - annacqua l'iniziativa. Il controprogetto - che non impedirà il versamento di salari astronomici, o "paracadute dorati" - così come concepito non fa che aumentare le chance del suo progetto alle urne. Tra le divergenze rimanenti, gli Stati vogliono permettere a una minoranza di azionisti di chiedere una modifica del regolamento per le remunerazioni. Il Nazionale si era opposto. Se quest'ultimo non dovesse cedere, sarà necessaria una conferenza di conciliazione.

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