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È servito lo scandalo Luxleaks, la maxi-inchiesta giornalistica che ha portato alla luce gli accordi "vantaggiosi" tra Lussemburgo e multinazionali, per spingere l'Unione europea a rilanciare la lotta all'evasione fiscale, tema su cui la presidenza italiana del semestre ha insistito molto. E dopo il primo giro di vite dato dall'Ecofin di dicembre contro l'evasione delle grandi aziende con filiali in più Paesi, a gennaio è attesa la proposta della Commissione che promette di mettere fine all'opacità che oggi regna sugli accordi fiscali tra società e autorità nazionali, ovvero i cosiddetti "tax ruling".

Tali accordi sono perfettamente legali nella Ue, e sono molti gli Stati che ne fanno uso, anche perché la materia fiscale è di competenza nazionale. Ma gli accordi non possono mai violare le norme sulla concorrenza, ovvero non possono dare dei vantaggi indebiti a qualche azienda, a scapito di altre. Per questo la Commissione, sospettando un abuso, aveva aperto già prima di Luxleaks indagini sugli accordi tra Lussemburgo e Fiat Finance and Trade, Irlanda e Apple, Olanda e Starbucks. E, poco prima di chiudere per le ferie natalizie, ha esteso l'indagine a tutti gli accordi speciali o "tax ruling" che gli Stati europei hanno concluso con le multinazionali. Una maxi-indagine che testimonia la volontà di mettere fine ad un regime opaco, finora tollerato, ma adesso esploso.

A dicembre anche l'Ecofin si è mosso, licenziando due misure bloccate da tempo: una per impedire che le multinazionali aggirino il fisco spostando i loro profitti tra una filiale e l'altra ("clausola anti-abusi" che modifica la direttiva "madri-figlie"), e l'altra che rende obbligatorio lo scambio di informazioni in materia fiscale su interessi, dividendi, altre entrate e conti bancari di individui, fondi ed entità, mettendo fine per sempre al segreto bancario in Ue. E per non rischiare di perdere altro tempo, i ministri di Italia, Francia e Germania hanno deciso di pungolare la Commissione perché si metta al lavoro sui dossier fiscali per sbarrare la strada una volta per tutte a tutti quegli Stati, modello Lussemburgo, che sfruttano la mancanza di regole in campo fiscale per attirare le aziende facoltose sul proprio territorio con accordi vantaggiosi.

I tre ministri hanno scritto al commissario all'economia e fiscalità Pierre Moscovici chiedendogli di presentare una proposta chiara che metta fine alle pratiche fiscali aggressive, e non si limiti allo scambio automatico di informazioni sui "tax ruling", come annunciato all'indomani di Luxleaks. Quello che serve all'Europa, ritengono i ministri, è "un set di regole comuni e vincolanti sulla tassazione d'impresa". In particolare chiedono una direttiva "anti-Beps", cioè l'erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti, che dovrebbe assicurare che a livello europeo i benefici fiscali non siano ottenuti attraverso accordi inappropriati. E chiedono anche misure per combattere le "giurisdizioni non trasparenti", ovvero i paradisi fiscali. Nella sua risposta Moscovici ha assicurato che si muoverà a inizio del 2015.

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SDA-ATS