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Damasco voleva tecnologia svizzera

Il regime siriano ha cercato più volte di acquisire tecnologia elvetica - sotto forma di pompe, valvole, motori speciali, bioreattori - necessaria per costruire armi di distruzione di massa. Lo rivelano oggi il Tages-Anzeiger e il Bund

I giornali 8che mettono in luce come a volte i tentativi di depistaggio messi in opera delle autorità di Damasco per celare l'identità dei destinatari delle forniture siano stati sventati grazie a soffiate dei servizi segreti americani, che leggevano le email delle società svizzere coinvolte.

La Segreteria di stato dell'economia (SECO) ha indicato di aver bloccato dal 1998 14 domande di esportazione verso la Siria di materiale sensibile, vale a dire beni che possono essere utilizzati per scopi sia civili, sia militari. Gli ordini avevano un valore complessivo di 1,7 milioni di franchi, ha spiegato all'ats la portavoce della SECO Marie Avet. "Vi erano motivi per ritenere che il materiale potesse essere utilizzato dai destinatari finali siriani per la costruzione di armi di distruzione di massa o per relativi vettori", ha aggiunto. Da cinque anni la Svizzera non fornisce più alla Siria alcun materiale sottoposto ad autorizzazione.

Quale sia questa nazione è rivelato da Wikileaks, osservano i due quotidiani. Dai documenti emerge infatti che l'ambasciata americana è intervenuta più volte discretamente, fornendo alla SECO informazioni su forniture delicate riguardanti Iran o Siria.

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