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ROMA - Il governo del Sudan e uno dei principali gruppi ribelli del Darfur, il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem), hanno oggi firmato a Doha un accordo quadro per un cessate il fuoco. Lo ha reso noto la Comunità di S.Egidio che dal 2003 partecipa "attivamente ai negoziati", esprimendo "soddisfazione" per il raggiungimento di quello che viene considerato un passo molto significativo.
Fuori dall'intesa siglata oggi - e che dovrebbe essere finalizzata a metà marzo - rimane l'altro gruppo ribelle, l'Esercito per la liberazione del Sudan (Sla/Slm) che non ha accettato l'invito ai colloqui di Doha denunciandone l'incompletezza.
Oltre all'immediato cessate il fuoco, l'accordo tra il governo sudanese e il Jem, di cui la Bbc ha ottenuto il testo, prevede la costituzione da parte del gruppo ribelle di un partito politico dopo la firma dell'accordo finale.
Nel documento inoltre si parla di una divisione del potere "a tutti i livelli", il che significa che ai ribelli saranno offerte posizioni all'interno del governo di Khartoum. Il testo precisa inoltre che cambiamenti nell'amministrazione del Darfur saranno delineati nel documento finale e che "più di 100 condanne a morte in Sudan" saranno annullate.
La firma di oggi, secondo gli esperti, è il frutto del riavvicinamento tra il Sudan e il Ciad, che si ritiene abbia fortemente sostenuto e fornito armi al Jem. Riavvicinamento culminato l'8 febbraio con la visita a Khartoum del presidente ciadiano Idriss Deby, nel corso della quale Sudan e Ciad hanno deciso di non fornire più alcun sostegno ai gruppi ribelli di ciascun paese.
Pur trattandosi di un passo importante, spiegano gli osservatori, nessun accordo di pace può essere completo e duraturo finché mancherà la firma dell'altro gruppo ribelle, il Sla/Slm che continua a rifiutare l'invito al dialogo del governo sudanese.
Il Jem è uno dei principali, e più organizzati, tra i gruppi che dal 2003 sono in lotta in Darfur contro Khartoum. Obiettivo della rivolta in Darfur era di ottenere che Khartoum investisse una parte delle risorse petrolifere e finanziarie del paese per lo sviluppo dell'area. Gli scontri hanno provocato finora, secondo stime dell'Onu, 300'000 morti e quasi 3 milioni tra sfollati e senzatetto.

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SDA-ATS