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"Lo spionaggio massiccio di persone, aziende e leader politici è inaccettabile". Così Viviane Reding, la vicepresidente della Commissione e responsabile europea per la Giustizia, tuona rendendo pubbliche le condizioni poste dall'Europa agli Stati Uniti per "ristabilire la fiducia" dopo lo scandalo Datagate, emerso grazie alle rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza globale della Nsa.

Detta anche i tempi, "entro l'estate 2014", e dice che "abbiamo messo la spada di Damocle" sugli Usa, ai quali pone 13 condizioni per riformare lo schema 'Safe Harbour' che regola la gestione dei dati da parte delle aziende americane. A Washington poi la Ue chiede anche la revisione degli accordi Tftp (sul trasferimento dei dati bancari per tracciare i movimenti finanziari legati al terrorismo) e Pnr (per i dati dei passeggeri aerei) e la "pronta conclusione" del negoziato sull'accordo quadro per la privacy.

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SDA-ATS