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Tutti i timori di un rallentamento della crescita nell'Eurozona si sono materializzati nel terzo trimestre, alimentando le aspettative di nuove mosse più aggressive da parte della Banca Centrale Europea per rilanciare l'anemica ripresa europea.

Nel periodo luglio-settembre il Pil dell'Eurozona rallenta allo 0,3% dallo 0,4% del secondo trimestre, deludendo anche le attese degli analisti, che avevano stimato un rialzo dello 0,4%.

Tra le maggiori economie del blocco euro segna il passo soprattutto l'Italia, con una crescita dello 0,2% contro attese di un +0,3%, mentre crescono secondo le previsioni Germania (+0,3%) e Francia (+0,3%), con quest'ultima che accelera dopo una crescita piatta nel secondo trimestre.

A pesare sull'intera Eurozona è il rallentamento dei Paesi emergenti ed in particolar modo della locomotiva cinese. Ed in questo quadro, ed in una Eurozona senza un vero governo economico, toccherà ancora una volta alla Bce togliere le castagne dal fuoco ai governi nazionali, rimettendo mano al suo arsenale.

Infatti il presidente Mario Draghi al Parlamento europeo ha rassicurato che Francoforte "non esiterà ad agire se dovessimo giungere alla conclusione che si sono materializzati rischi per i nostri obiettivi di stabilità".

L'attesa è così per l'ultimo board del 2015 dell'Istituto centrale il prossimo 3 dicembre quando dovrebbe essere riesaminata la portata del quantitative easing, aprendo la strada al potenziamento del piano di acquisti di titoli in termini di ampiezza, composizione e durata.

Al momento Francoforte, attraverso il Qe, sta rastrellando titoli al ritmo di 60 miliardi di euro al mese e lo farà almeno fino a settembre 2016 nel tentativo di spingere la crescita e l'inflazione, con quest'ultima ben lontana dall'obiettivo Bce di tenerla sotto ma vicino al 2%. Inoltre, Draghi potrebbe annunciare un nuovo taglio sui depositi, portando da -0,20% a -0,30% il tasso per tenere parcheggiata la liquidità nei forzieri di Francoforte.

La politica monetaria della Bce andrebbe dunque nella direzione opposta a quella della Federal Reserve, che sempre il mese prossimo dovrebbe annunciare una stretta sui tassi, aumentando il costo del denaro negli Usa per la prima volta dal 2006. In questo scenario l'euro sui mercati valutari è sceso fino a 1,0726 dollari, avvicinandosi ai minimi dello scorso aprile.

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SDA-ATS