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"Mi rallegro della soluzione trovata dal Consiglio di Stato ticinese riguardo la partecipazione del Canton Ticino a Expo 2015". Questa la posizione espressa oggi dal presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali Fabio Regazzi (PPD), secondo cui è importante per il cantone a Sud delle Alpi non lasciarsi scappare questa occasione. Quale privato imprenditore, il consigliere nazionale ha tuttavia precisato che non partecipa al finanziamento ticinese di questo appuntamento.

Critica invece la posizione dei due leghisti sotto il "cupolone", i consiglieri nazionali Lorenzo Quadri e Roberta Pantani. A loro parere, il coinvolgimento dei privati - giunto, per Quadri, troppo tardi e sintomo che il dossier non è stato gestito nel migliore dei modi - non pone alcun problema, mentre la scelta del governo ticinese di impegnare soldi pubblici è "problematica" dal punto di vista dei diritti popolari, visto che in autunno il popolo ticinese sarà chiamato a votare sul credito di 3,5 milioni con cui Bellinzona intende finanziare la propria partecipazione a questa manifestazione.

Se per Quadri l'appello del governo ai privati costituisce anche un "errore strategico" perché tardivo, Roberta Pantani ha giudicato la soluzione escogitata dal Consiglio di Stato un tentativo di "salvare capra e cavoli". Per Pantani, la decisione di garantire la partecipazione grazie ai fondi di Swisslos non è compatibile con i diritti popolari.

In merito all'accordo fiscale con l'Italia, Fabio Regazzi ha dichiarato che non vi sono novità rispetto a quanto emerso dall'incontro tenutosi tre settimane fa dalla Deputazione ticinese con la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf e il segretario di Stato Jacques de Watteville.

"Per questo mese erano previsti ancora due incontri tra le delegazioni", ha ricordato Regazzi, spiegando che sia Widmer-Schlumpf che de Watteville si erano detti fiduciosi su uno sbocco positivo dei negoziati.

Riferendosi alle trattative con l'Italia, il deputato Giovanni Merlini (PLR/TI) ha ribadito che la petizione che verrà inoltrata oggi da rappresentanti del suo partito alla Cancelleria federale con cui si invita il Consiglio federale a disdire l'accordo sui frontalieri del 1974 è un mezzo di pressione in mano al governo che potrebbe farne uso nella primavera prossima (termine dato dalla Deputazione al Consiglio federale per giungere ad un accordo, n.d.r), qualora l'intesa con Roma non dovesse essere definita o rivelarsi soddisfacente.

"L'obiettivo della nostra petizione, corredata di oltre 10'000 firme, non è la disdetta dell'accordo - ha sottolineato Merlini - bensì la sua rinegoziazione, giacché quell'intesa non è più attuale".

Merlini ha poi precisato che l'iniziativa dei radicali ticinesi gode anche dell'appoggio del PLR svizzero, che intravvede nella petizione uno strumento di sostegno al Consiglio federale nelle difficili trattative con Roma.

SDA-ATS