Navigation

Dieci anni fa il terremoto di Haiti, ferita ancora aperta

I danni del terremoto sono ancora visibili KEYSTONE/EPA/ob AFCU sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 12 gennaio 2020 - 18:13
(Keystone-ATS)

Bandiere a mezz'asta, cerimonie civili e religiose, chiusura dei locali e delle discoteche, e tanta amarezza, hanno segnato oggi ad Haiti il 10/o anniversario del catastrofico terremoto del 12 gennaio 2010 che causò la morte di centinaia di migliaia di persone.

La commemorazione di quella tragedia giunge fra l'altro in uno dei momenti politici più difficili di questa poverissima nazione caraibica. Domani infatti terminerà la 50/a legislatura, senza che i deputati ed i senatori che lasceranno il loro incarico siano sostituiti da altri eletti perché ragioni di varia natura hanno impedito la realizzazione di una consultazione elettorale nei tempi previsti dalla Costituzione.

Così ora Haiti, senza Parlamento, senza governo e senza l'approvazione di un bilancio statale per l'anno a venire, si troverà completamente nelle mani del contestatissimo presidente Jovenel Moise, che non potrà fare altro che governare per decreto.

Quel 12 gennaio 2010, la prima, micidiale, scossa di magnitudo 7,3 Richter fu registrata dai sismografi alle 16,53 minuti locali, seguita da un violento sciame sismico. Il terremoto mise in ginocchio l'isola e, soprattutto, la sua capitale Port-au-Prince. Causando, secondo stime governative dell'epoca, 280.000 morti, 300.000 feriti ed 1,3 milioni di senzatetto.

Con scarsissimi mezzi a disposizione, e per lo più a mani nude, i soccorritori affrontarono una sfida immane, aggravata meno di una settimana dopo da una nuova forte scossa di magnitudo 6,1 Richter che completò la distruzione di quei pochi edifici che erano rimasti in piedi.

Per giorni squadre di volontari venuti da ogni parte del mondo lavorarono, anche di notte nel buio più totale, in una città trasformata in una distesa di rovine, con decine di migliaia di persone inghiottite sotto le macerie. Di queste, soltanto meno di 300 poterono scampare ad un destino di morte certa.

Arrivarono aiuti finanziari per la ricostruzione da varie Nazioni, ed anche attraverso il meccanismo di cooperazione energetica con il Venezuela (PetroCaribe), ma gran parte del denaro non fu utilizzato per realizzare i progetti edilizi promessi, e fu intascato da potenti personalità che la magistratura haitiana non ha ancora processato.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.