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Difesa Assange: Trump offrì grazia se scagionava Mosca

Donald Trump offrì la grazia a Julian Assange a condizione che scagionasse la Russia dai sospetti di aver partecipato alla divulgazione delle email hackerate al partito democratico nel 2016. KEYSTONE/AP/Evan Vucci sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 19 febbraio 2020 - 22:11
(Keystone-ATS)

Nuovi possibili guai per Donald Trump dal fronte Russiagate, che il presidente pensava di aver archiviato dopo essere uscito indenne dall'inchiesta del super procuratore Robert Mueller.

Il tycoon offrì la grazia a Julian Assange, sotto indagine in Usa, a condizione che scagionasse la Russia dai sospetti di aver partecipato alla divulgazione delle email hackerate al partito democratico nel 2016, secondo quanto dichiarato dal suo avvocato Jennifer Robinson davanti ad una corte di Westminster. Una mossa che arriva alla vigilia dell'udienza per l'estradizione del fondatore di Wikileaks negli Stati Uniti.

La proposta sarebbe arrivata al fondatore di Wikileaks tramite l'allora deputato repubblicano Dana Rohrabacher, che lo incontrò quando era nell'ambasciata ecuadoregna a Londra nell'agosto del 2017. Quindi pochi mesi dopo l'avvio del Russiagate, che ha dimostrato come le email furono rubate dall'intelligence russa e rese note attraverso Wikileaks.

"Rohrabacher era andato a visitare Assange e a dirgli, su istruzioni del presidente, che quest'ultimo gli offriva la grazia o un altra via d'uscita se avesse detto che la Russia non ha nulla a che fare con la fuga di notizie sul partito democratico", è l'accusa del legale, che il giudice distrettuale Vanessa Baraitser ha ammesso come prova.

La portavoce della Casa Bianca Stephanie Grisham ha subito replicato: "il presidente conosce a malapena Dana Rohrabacher se non per il fatto che è un ex deputato. Non gli ha mai parlato su questo tema né quasi su qualunque altro tema. È una invenzione completa, probabilmente un'altra bufala senza fine e una menzogna totale del partito democratico".

Assange, che ora ha 48 anni, è stato incriminato negli Usa con 18 capi di accusa per aver collaborato con l'analista della CIA Chelsea Manning e aver divulgato nel 2010 centinaia di migliaia di cable diplomatici top secret: fu una delle più colossali fughe di notizie della storia, che mise gravemente in pericolo e in imbarazzo la Casa Bianca. Accuse che potrebbero costargli sino a 175 anni di carcere.

Per questo sta tentando di evitare l'estradizione, con una battaglia legale che durerà mesi. Nel frattempo resta nella prigione di Sua Maestà Belmarsch, nel sud-est londinese, dopo aver già scontato 50 settimane per aver violato le condizioni della libertà su cauzione quando era nell'ambasciata ecuadoregna a Londra, dove si era rifugiato nel 2012 per sfuggire al rischio di un'altra estradizione in Svezia, per una vicenda di reati sessuali poi archiviata. Ma dalla sua cella sembra ancora in grado di colpire.

Trump non ha mai attaccato Wikileaks e il suo fondatore, dopo averli lodati e ringraziati nei suoi comizi elettorali per il furto delle email democratiche, che aveva apertamente sollecitato alla Russia. "Amo Wikileaks", diceva. Oggi forse lo ama un po' di meno.

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