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Benito Mussolini aveva con sé un lasciapassare per la Svizzera quando venne arrestato dai partigiani a Dongo (Como) il 27 aprile 1945. Il salvacondotto gli era stato concesso da un politico elvetico.

È quanto si legge in un documento inedito, pubblicato dal settimanale Oggi, in edicola dal 7 gennaio: si tratta del verbale di una riunione tra i capi partigiani comaschi che ricevettero il pacco con le carte che il duce teneva in due borse. Il verbale in cinque pagine dattiloscritte, del 2 aprile 1947, raccoglie le testimonianze giurate dei partigiani che avevano assistito allo spoglio dei fascicoli di Mussolini. La riunione venne promossa dall'ex comandante della piazza comasca del Cvl (Corpo volontari della libertà) Oreste Gementi, per fugare le voci apparse sui giornali. Un suo stretto collaboratore, il partigiano comasco Mario Tonghini, 92 anni, ha ritrovato il documento.

Elena Curti, 93 anni, figlia naturale di Mussolini, ultima testimone vivente di quella drammatica fuga (sedeva nel blindato accanto al padre, prima che il duce si trasferisse nel camion tedesco dove fu arrestato), ha dichiarato a Oggi: "La Svizzera era una possibile meta, ma alla frontiera di Porlezza non ci fecero passare. Mio padre aveva la mente assente, non sapeva bene cosa fare, cambiava spesso idea. La sua amante Clara Petacci mi scambiò per un'altra sua amante, e mi urlò contro. Poi le spiegarono tutto".

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SDA-ATS