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"Chiuso per indignazione". È questa la dicitura che oggi campeggia sulla vetrine delle boutique milanesi di Dolce & Gabbana. Gli stilisti sono in aperta polemica con il comune di Milano per una dichiarazione, poi rettificata, dell'assessore al commercio Franco D'Alfonso, che dopo la sentenza di condanna ai creatori di moda per non aver pagato le imposte aveva detto che non si deve dare spazio agli evasori.

Le affermazioni di D'Alfonso, riportate ieri dai quotidiani "Il Giornale" e "Il Giorno", sono state sentite come uno schiaffo dagli interessati. "Qualora stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali il comune dovrebbe chiudere le porte: la moda è un'eccellenza nel mondo ma non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali", aveva detto l'assessore. Che aveva poi peraltro fatto marcia indietro: la frase - ha sostenuto - non era contenuta nell'intervista, era stata estrapolata da una conversazione informale che non esprimeva l'opinione dell'amministrazione.

Una precisazione che non ha però fermato le polemiche. "La politica della giunta (di Giuliano) Pisapia nei confronti del comparto moda - ha affermato l'ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni - è irresponsabile e costituisce un attacco inaccettabile a uno dei settori trainanti della nostra economia e della nostra immagine nel mondo".

A Stefano Gabbana sono bastate due parole di commento su twitter: "fate schifo", con tre punti esclamativi. Ieri in serata il sindaco Pisapia ha poi cercato di calmare le acque, parlando di battuta "improvvida" di D'Alfonso e di reazione "ingenerosa" di Gabbana.

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SDA-ATS