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Le società finanziarie e farmaceutiche sono quelle che hanno maggiormente sostenuto i partiti politici negli ultimi anni.

Lo rivela un'inchiesta dell'associazione di azionisti per un'economia sostenibile Actares, secondo cui nell'anno elettorale 2015 la situazione non dovrebbe cambiare.

Come già emerso in passato, anche il quarto sondaggio condotto presso le venti maggiori imprese quotate alla Borsa svizzera, pubblicato oggi, indica che a sostenere finanziariamente i partiti sono soprattutto le banche.

Credit Suisse ha versato nel 2013 e 2014 fino a un milione di franchi. L'orientamento politico non importa: il denaro viene suddiviso in base al numero di mandati a livello cantonale e federale. I partiti più importanti hanno ottenuto fino a 200'000 franchi. Il PS non accetta comunque più fondi dalle grandi banche: a fine 2012 ha infatti deciso di prendere solo finanziamenti da cooperative e associazioni.

Negli stessi anni UBS ha donato complessivamente 1,8 milioni. Le condizioni sono simili a quelle della concorrente, ma i soldi sono andati solo a formazioni politiche che contribuiscono "alla libera concorrenza e all'economia di mercato". Nel 2013 e 2014 è stato il caso, secondo l'istituto, di UDC, PLR, PPD, PBD e Verdi liberali.

Il gruppo assicurativo Zurich ha versato fino a mezzo milione di franchi all'anno nell'ultimo biennio, ma non fa sapere a quali partiti. La condizione posta è che questi ultimi si impegnino a favore della piazza economica elvetica e conducano una politica nell'interesse del settore assicurativo e dei suoi ambienti.

Il colosso farmaceutico Novartis ha devoluto nel 2014 circa 500'000 dollari alle formazioni politiche "il cui programma e le cui posizioni sostengono gli interessi strategici della società, dei suoi azionisti e degli altri gruppi d'interesse". La concorrente Roche ha versato quasi 250'000 franchi nel 2013 e 285'000 l'anno seguente ai partiti con "un atteggiamento liberale", mentre Nestlé nel 2014 ha sostenuto con un quarto di milione "partiti che s'impegnano a favore dell'economia".

Complessivamente secondo Actares il numero delle società politicamente attive quotate nell'SMI è rimasto stabile negli ultimi cinque anni. Ciò non dovrebbe cambiare nemmeno quest'anno, in cui si tengono le elezioni federali.

Meno trasparenza nei sostegni alle campagne

Quando si tratta invece del finanziamento di campagne in vista di votazioni la maggior parte delle aziende quotate nello Swiss Market Index (SMI) si mostra meno trasparente. Poche le eccezioni: Swisscom ha indicato di aver appoggiato con 250'000 franchi la campagna contro l'iniziativa sull'immigrazione di massa dell'UDC, Julius Bär di aver tra l'altro versato 50'000 franchi per la campagna contro l'abolizione dei forfait fiscali.

Da parte sua Novartis ha comunicato di aver devoluto lo scorso anno complessivamente 530'000 franchi ad associazioni, tra le altre cose per condurre campagne politiche. Il gruppo farmaceutico non ha però svelato quali fossero i temi e i destinatari. Le altre aziende non hanno fornito cifre. Roche ha ad esempio dichiarato di impegnarsi quando la questione riguarda l'impresa. Zurich sostiene campagne solo in singoli casi "se sono in gioco interessi molto rilevanti per l'economia svizzera".

In Svizzera non esiste trasparenza nei finanziamenti ai partiti, per cui Transparency International critica regolarmente la Confederazione per questo aspetto. In parlamento si sono levate a più riprese voci che chiedevano un obbligo di pubblicazione, e anche in alcuni cantoni sono state fatte proposte, ma le aziende si mostrano "poco entusiaste".

L'associazione, fondata nel 200 e che conta circa 1'300 membri - rileva che una maggiore trasparenza sarebbe anche nell'interesse degli azionisti. Actares chiede pure che le imprese non si limitino a rendere pubbliche le proprie donazioni ma che sottopongano all'approvazione dell'azionariato le linee guida e i budget.

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SDA-ATS