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La bandiera a stelle e strisce americana torna a sventolare a Cuba dopo 54 anni, aprendo un nuovo capitolo fra Washington e L'Avana. "Non siamo più nemici o rivali, ma vicini" afferma John Kerry, il primo segretario di stato a mettere piede a Cuba dal 1945.

Una svolta resa possibile dalle "decisioni coraggiose prese da Raul Castro e Barack Obama per smettere di essere prigionieri del passato".

Ad alzare la bandiera americana all'ambasciata che si affaccia sul lungomare Malecon - sul quale erano parcheggiate auto americane di metà secolo, una bianca e blu - sono gli stessi tre Marines che l'hanno ammainata nel 1961, Jim Tracy, Mike East e Larry Morris. Per loro c'è un'ovazione e Kerry li ringrazia e li loda: "avevano detto che sarebbero tornati ad alzarla e lo hanno fatto. Promessa fatta. Promessa mantenuta. Grazie".

Ad assistere alla cerimonia dell'alzabandiera decine e decine di persone: nonostante la televisione cubana trasmettesse l'evento in diretta hanno preferito assistere alla 'storia' dal vivo. Guardano con speranza e scetticismo. Lo stesso scetticismo del lider maximo, Fidel Castro, che ha approfittato del discorso per il suo 89mo compleanno per chiedere agli Stati Uniti milioni di dollari di danni.

"Mi sento a casa in questa ambasciata" afferma Kerry. Poi inizia a parlare in spagnolo, in un evidente segno di distensione delle relazioni. "Sabemos que el camino hacia unas relaciones plenamente normales es largo. No hay nada que temer", "sappiamo che il cammino per relazioni pienamente normali e lungo. Non c'è nulla da temere". Il segretario di stato torna all'inglese: ringrazia Papa Francesco per l'importante contributo al riavvio delle relazioni diplomatiche. "Ritengo che non sia un caso che il papa venga prima qui e poi negli Stati Uniti" in settembre, precisa. Nonostante ammetta che "oggi è il giorno per mettere da parte le vecchi barriere", Kerry non nasconde che la strada non sarà facile.

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SDA-ATS