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Dove eri in vacanza? domanda vietata a scuola, c'è chi non ci sta

Cosa hanno fatto durante l'estate? Non si può chiederlo. KEYSTONE/ENNIO LEANZA sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 agosto 2020 - 13:00
(Keystone-ATS)

Quest'anno, complice il coronavirus, i docenti non dovranno chiedere agli allievi dove sono stati in vacanza: una indicazione in tal senso giunta dall'alto sta suscitando resistenza nel canton Zurigo, riferisce la SonntagsZeitung.

In molti cantoni a nord delle Alpi domani sarà il primo giorno di scuola e tradizionalmente uno degli argomenti di discussione saranno le ferie. Spesso gli insegnanti fanno anche scrivere un componimento sul tema.

Ufficialmente l'argomento in questione è però finito sulla lista nera. "È inammissibile che i docenti si informino attivamente su dove sono stati gli studenti durante le vacanze", afferma la consigliera di stato zurighese Silvia Steiner, che è anche presidente della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica istruzione, in dichiarazioni riportate dal domenicale.

Il giudizio della donna politica PPD si basa sulla valutazione dei responsabili cantonali della protezione dei dati. Motivo della censura: alle scuole non è consentito indagare se gli alunni si siano recati in un Paese a rischio.

Non a tutti però questo approccio piace. "È assurdo", sostiene Dani Kachel, presidente di SekZH, l'associazione degli insegnanti delle scuole superiori di Zurigo. "È un rituale e perfettamente normale chiedere agli studenti dove sono stati in ferie e quali esperienze abbiano vissuto", dice alla SonntagsZeitung.

A suo avviso non si può iniziare subito le lezioni con la materia astratta, bisogna trovare un collegamento con ciò che gli studenti hanno fatto. "Non cambierò certo la mia prassi e continuerò a chiedere agli studenti dove sono stati durante le vacanze", dice Kachel. "Se non fosse più permesso farlo significherebbe che siamo davvero giunti a un livello assai strano a causa del coronavirus".

Ma non solo gli insegnanti esprimono critiche: a scuotere la testa sono anche gli esperti sanitari. Ci sono 46 Paesi sull'elenco degli stati a rischio, compresa la Spagna continentale a partire da ieri, e gli alunni che hanno trascorso le vacanze in queste aree dovrebbero passare dieci giorni in quarantena: cosa che sicuramente non tutti fanno. L'epidemiologo di Basilea Marcel Tanner, membro della task force Covid-19 del Consiglio federale, ha quindi poca comprensione per la valutazione della consigliera di stato Steiner.

"Se si vuole identificare i possibili rischi di infezione in una fase iniziale si può chiedere dove si trovavano gli allievi durante le vacanze", dice Tanner. "Soprattutto nella situazione pandemica in cui ci troviamo questa non è una violazione dei diritti della persona: dopotutto, nei club e nei bar è necessario lasciare i propri dati di contatto".

Per evitare che il virus si diffonda ognuno dovrebbe fare la sua parte. "E a tutti i livelli", dice Tanner. "Sapere dove si trovavano gli studenti durante le vacanze fa parte della strategia di contenimento". La task force ha formulato le sue raccomandazioni. "La responsabilità dell'attuazione spetta ai cantoni".

Questi però rispondono picche. "Non riteniamo che sia responsabilità della scuola e degli insegnanti agire come investigatori Covid", indica al giornale Simon Thiriet, portavoce del Dipartimento dell'educazione di Basilea Città. Un punto di vista condiviso anche in cantoni come Lucerna, Basilea Campagna e San Gallo. Anche Steiner è categorica: "Non è compito delle scuole o degli insegnanti verificare il rispetto degli obblighi di quarantena: questa è fondamentalmente responsabilità dei genitori".

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