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E-sigarette: Juul da oggi in Svizzera, attenzione a dipendenza

Una sigaretta elettronica Juul (foto d'archivio)

KEYSTONE/ENNIO LEANZA

(sda-ats)

Da oggi le sigarette elettroniche Juul sono disponibili sul mercato elvetico. Negli Stati Uniti tra i giovani lo juuling conosce una diffusione enorme e suscita preoccupazione negli ambienti medici.

L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) promette di tenere gli occhi aperti.

Negli Usa i ragazzi fumano anche di nascosto in classe: la e-sigaretta si presta ad ingannare gli insegnanti dato che ha l'aspetto di una chiavetta USB ed emette una nuvola di vapore talmente piccola da dissolversi subito. Lo juuling - i consumatori non fumano né svapano ma fanno appunto juuling - è estremamente alla moda e fa tendenza. È associato in particolare alla rete sociale Instagram, dove è tutto un fiorire di giovani col vaporizzatore in bocca. Disponibile con aromi come mango, menta e mela, è molto apprezzato anche dalle ragazze.

Dall'introduzione del congegno tre anni fa negli Stati Uniti, la società Juul Labs ha nettamente scalzato la concorrenza dei vaporizzatori e attualmente detiene i tre quarti del mercato delle e-sigarette.

Oltre Atlantico alcuni liquidi contengono fino a 59 milligrammi di nicotina per millilitro, ciò che corrisponde ad un intero pacchetto di sigarette - anche in termini di potenziale di dipendenza. La consapevolezza del rischio però manca.

In Svizzera, per i pod (così si chiamano le cartucce di ricarica con l'e-liquid) da oggi distribuiti da Valora - la società che gestisce la maggior parte delle edicole e chioschi elvetici - una tale dose non è ammessa, ma il gruppo californiano entra comunque sul mercato con 20 milligrammi al millilitro, una dose ritenuta considerevole in termini di rischio di dipendenza. Questa concentrazione corrisponde al limite massimo in vigore nell'Ue e di riflesso, in ossequio al principio detto Cassis de Dijon, nella Confederazione.

Juul Labs vuole tranquillizzare e oggi si è presentata in conferenza stampa a Zurigo. "Il nostro gruppo target sono gli adulti", ha sottolineato il fondatore di Juul Adam Bowen, spiegando che la penetrazione del prodotto tra i giovani non era affatto prevista. La presenza del prodotto su Instagram non si deve in alcun modo a una strategia aziendale, ha assicurato.

Negli ultimi tre anni abbiamo imparato molto e in altri Paesi agiremo diversamente che negli Usa, ha dichiarato Jonathan Green, responsabile della commercializzazione del prodotto nella Confederazione. "Prendiamo sul serio le nostre responsabilità", ha aggiunto, precisando che le e-sigarette Juul non saranno vendute a minorenni. Il gruppo intende assicurarsene con verifiche nei punti di vendita.

La società si considera un mezzo per ridurre il consumo di tabacco tra gli adulti. Le sue pubblicità rappresentano consumatori sulla trentina che si rallegrano del fatto che, finalmente, i loro abiti e capelli non puzzano più di fumo.

Per il lancio sul mercato Juul ha assunto il medico Beda Stadler, che davanti ai media ha raccontato come ha abbandonato la sigaretta a favore del vapore. Ha ammesso che gli effetti secondari non sono stati ancora studiati nel dettaglio, "ma è garantito che il vapore è più sano delle bionde".

Anche l'UFSP è dello stesso parere. Le sigarette elettroniche sono certamente molto meno dannose di quelle di tabacco, ha indicato il portavoce Adrian Kay all'agenzia Keystone-ATS. Coloro che non riescono a smettere di fumare con altri mezzi dovrebbero almeno passare a tali prodotti.

Juul è però una sigaretta elettronica come le altre e non può quindi essere considerata "sicura". Si ignora quali possano essere i danni per la salute a lungo termine. Il problema della dipendenza inoltre rimane. In buona sostanza, anche se Juul è alla moda e sa di mango, l'UFSP raccomanda vivamente ai non fumatori di starle alla larga.

La vendita di e-sigarette, in particolare a minorenni, in Svizzera per il momento non è regolata a livello federale. Per colmare le lacune nella protezione della gioventù, l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) la scorsa estate ha invitato i rappresentanti del settore a una tavola rotonda per cercare soluzioni.

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