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Sole sulle banche americane

KEYSTONE/AP/ELISE AMENDOLA

(sda-ats)

L'economia americana cresce più delle attese. La fiducia in Europa balza ai massimi dal 2007. Giornata nera invece per le principali piazze finanziarie. L'Europa chiude in rosso in quello che è il maggiore calo da settembre, con Milano che perde l'1,63%.

Wall Street apre la seduta contrastata, per poi peggiorare con il passare delle ore: il rally delle banche, che si sostituiscono ai tecnologici come motore degli scambi, non basta a limitare il calo. Secondo gli analisti, la flessione dei mercati insieme alle vendite sui bond e' causate dai banchieri centrali troppo 'falchi'. Ovvero dalle parole del presidente della Bce Mario Draghi e del governatore della Banca d'Inghilterra Mark Carney interpretate dai mercati come un'accelerazione della exit strategy dalle misure messe in atto per la crisi.

Neanche l'inatteso aumento sopra le attese del sentimento economico europeo riesce a frenare le perdite delle borse europee. A giugno l'indicatore è salito ai massimi dall'agosto del 2007, da prima della crisi finanziaria, confermando i segnali di rafforzamento della ripresa europea che sembra aver guadagnato slancio, trainando anche una ripresa dell'inflazione, come dimostrato dal balzo dei prezzi in Germania saliti dell'1,5%.

Migliora anche l'Italia: "La crescita va migliorando, le istituzioni internazionali hanno cambiato verso l'alto le stime di crescita'' afferma il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Nelle ultime ore Standard & Poor's ha rivisto da +0,9% a +1,2% il pil italiano per il 2017. Convinta che l'Italia sia in recupero anche Confindustria, che ha alzato a +1,3% la sua stima di crescita per il 2017 dal +0,8% di soli sei mesi fa.

All'accelerazione europea si accompagna quella americana. A dispetto delle attese, il pil nel primo trimestre sale dell'1,4%, sopra le previsioni degli analisti e oltre le precedenti stime ufficiali che indicavano per i primi tre mesi dell'amministrazione Trump un +1,2% in seconda lettura e dello 0,7% in prima lettura.

A spingere la ripresa americana sono ancora una volta i consumi, saliti dell'1,1%, e le esportazioni balzate del 7%. La Casa Bianca si mostra ottimista, convinta che l'obiettivo di una crescita al 3% non sia poi cosi' ambizioso, come affermano il consigliere economico di Trump, Gary Cohn, e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin.

Ma dal Congressional Budget office arriva una doccia fredda: la crescita quest'anno di fermera' al 2,1%. Stime piu' basse di quelle della Casa Bianca arrivano anche da Standard & Poor's, che prevede una crescita del 2,2% quest'anno, quando la Fed alzera' in un'atra occasione i tassi di interesse, avviando anche in settembre la riduzione del suo bilancio, esploso a 4.500 miliardi di dollari.

Contribuisce al miglioramento del quadro congiunturale statunitense il settore finanziario: le maggiori banche americane, tutte e 34, hanno superato per la prima a pieni voti gli stress test della Fed, che ha dato il via libera ai loro piani di distribuzione di capitale. Un semaforo verde che si traduce per i sei maggiori istituti - Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley, JPMorgan e Wells Fargo - in un assegno agli azionisti da complessivi 100 miliardi.

L'attenzione ora e' tutta per la nuova spinta all'economia che l'amministrazione Trump intende imprimere e che passa per un piano di infrastrutture da 1.000 miliardi di dollari e per la riforma delle tasse. Misure promesse in campagna elettorale e che, fra il Russiagate e la riforma sanitaria, restano ancora solo sulla carta.

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SDA-ATS