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A pochi giorni dalla Conferenza sul clima di Parigi (COP21) si parla molto dell'obiettivo di contenere entro le fine del XXI secolo l'innalzamento della temperatura del globo a 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

In Svizzera l'aumento potrebbe però essere di oltre il doppio, a causa della topografia e di un ecosistema particolarmente sensibile.

La Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite è in programma a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre. In base ai dati dell'ultimo rapporto (2014) del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (GIEC) e ai rilevamenti dell'Ufficio federale di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera), dal 1864 al 2012 la temperatura media è cresciuta di 1,75 gradi centigradi in Svizzera, mentre in media nel resto del Terra l'incremento è risultato di 0,85 gradi.

"Per estrapolazione, un riscaldamento mondiale di due gradi comporterebbe in Svizzera una crescita della temperatura di quattro gradi", dice all'ats José Romero, responsabile del settore Scienza Ambiente Internazionale dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM).

Il riscaldamento globale - spiega Romero - è la media delle temperature degli oceani e dei continenti. Questi ultimi, però, si scaldano più delle acque. Per la Svizzera, che è puramente continentale, la colonnina del mercurio sale quindi di più rispetto alla media mondiale.

La Svizzera - aggiunge lo specialista - ha poi un ecosistema particolare, complesso e molto sensibile: ha un rilievo accidentato, è lontana dal mare e dall'influenza dei suoi venti freschi ed è situata tra due catene montagnose con grandi ghiacciai e permafrost in alta quota. Questi due ultimi elementi, particolarmente colpiti dal riscaldamento terrestre, hanno un importante effetto regolatore delle temperature.

Inoltre si constata tra l'altro che in Svizzera fa sempre più caldo e sempre più in alto: ogni mille anni l'isoterma di zero gradi si è alzata di 60 metri di quota in inverno e di 75 metri in estate. Ciò potrebbe modificare decisamente la vegetazione, in particolare le foreste montane.

MeteoSvizzera e l'UFAM hanno rilevato un incremento del numero di giorni con temperature oltre i 30 gradi e un calo di quello delle giornate di gelo. Ad esempio, a Zurigo erano un centinaio negli anni '60 e ora sono una settantina. Si valuta poi che attualmente la perdita di volume dei ghiacciai alpini sia del 2-3% all'anno.

E questi effetti si rafforzeranno in misura più o meno sensibile a seconda delle misure prese per diminuire le emissioni di gas ad effetto serra, anidride carbonica (CO2) in primo luogo.

Nel 2011 l'UFAM - con la collaborazione di MeteoSvizzera, del Politecnico federale di Zurigo (ETH) e di diverse istituzioni - ha elaborato tre scenari.

Nel peggiore dei casi, ossia senza il rafforzamento di apposite misure, le temperature in Svizzera cresceranno ancora di quattro gradi entro al fine del secolo e di 5,7 gradi dall'inizio dell'era industriale. "Ma, visto che si stanno compiendo sforzi in materia, ciò non succederà", sottolinea Romero.

Con riduzioni solo moderate delle emissioni, esse raggiungeranno un picco verso il 2030-2040 per poi diminuire. La conseguenza per la Svizzera, sarà un incremento di circa 3,5 gradi delle temperature.

Nel migliore dei casi, ossia con un calo entro il 2100 della produzione di gas ad effetto serra a livello del 1990 (per limitare ai famosi due gradi il riscaldamento globale), in Svizzera, in base alle proiezioni, ci sarà un aumento di 1,5 gradi rispetto ai livelli attuali e di 3,2 sul periodo 1864-2100.

Secondo l'esperto dell'UFAM, attualmente la produzione di CO2 tende verso il secondo scenario. Il che implicherà la scomparsa quasi totale dei ghiacciai e la diminuzione delle precipitazioni estive, con rischi, tra l'altro, di siccità e di aumento delle piogge torrenziali.

Ciò avrà un pesante impatto sull'ambiente ma anche sulla salute, l'economia e la società in generale: inondazioni, smottamenti, degrado della qualità dell'acqua, dei terreni e dell'aria nonché propagazione di nuove malattie e organismi nocivi.

A breve termine - aggiunge José Romero - potrebbero invece esserci anche aspetti positivi: incremento della produzione idroelettrica in seguito allo scioglimento dei ghiacciai e crescita della produttività agricola per l'aumento di CO2, precipitazioni e temperature.

Ma - avverte lo specialista - "l'elemento chiave è il rischio: ci esponiamo a un pericolo sempre maggiore di eventi estremi, con conseguenze piuttosto incerte". La Svizzera - conclude - ha quindi tutto l'interesse affinché il mondo compia il maggior sforzo possibile per l'imitare le emissioni gas ad effetto serra.

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SDA-ATS