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Edilizia: assemblee Unia e Syna vogliono nuovo CNM

I lavoratori dell'edilizia vogliono un nuovo contratto collettivo nazionale ed esortano il padronato a sedersi al tavolo negoziale. Il contratto attualmente in vigore, che regola le condizioni di lavoro di 100'000 salariati, scade a fine anno.

Circa 500 lavoratori hanno partecipato ieri a Berna alla "Landsgemeinde della costruzione" indetta dal sindacato Unia e hanno chiesto alla Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) di aprire negoziati per un nuovo Contratto nazionale mantello (CNM), indica Unia in una nota. "Senza un nuovo contratto si rischia il caos sui cantieri", afferma il sindacato e avverte: i lavoratori "sono pronti a battersi per un nuovo CNM".

Anche il sindacato interprofessionale Syna ha organizzato ieri una conferenza del ramo edilizio e i partecipanti - indica una sua nota - hanno a loro volta insistito sull'urgenza di aprire trattative, che sono "da mesi su un binario morto".

La SSIC ha finora rifiutato di entrare in materia sul rinnovo del CNM e Unia le chiede ora di "togliere il blocco". Senza contratto - afferma il sindacato - non c'è più garanza di salari minimi né protezione contro il dumping salariale.

I lavoratori - prosegue Unia - esigono nel nuovo contratto nazionale una maggiore protezione della loro salute in caso di maltempo e vogliono assicurarsi anche per il futuro il pensionamento a 60 anni.

Una rivendicazione condivisa da Syna. "Da quando gli impresari costruttori hanno interrotto le trattative salariali nel 2014, fra i lavoratori edili regna parecchio malcontento. L'insicurezza dilaga, e molti si chiedono cosa avrà in serbo per loro il futuro", scrive il sindacato di tradizione cristiano-sociale.

I membri di Syna hanno deciso di "scendere in piazza insieme ad Unia" il prossimo 27 giugno per "riaffermare le proprie rivendicazioni in una grande manifestazione nazionale degli edili".

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