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Aumenta il numero di donne con tumore al seno che optano per una doppia mastectomia, ma non ci sono prove che la procedura di asportazione delle ghiandole mammarie riduca la mortalità rispetto alla terapia conservativa del seno. E non è questo l'unico "effetto Angelina Jolie" che si riscontra. Sarebbe infatti raddoppiato, dal 2013, il numero di donne che hanno deciso di sottoporsi al test genetico per la mutazione BRCA, quella per la quale la Jolie ha deciso di farsi operare poiché legata a un considerevole aumento del rischio di tumore alla mammella. A dirlo è uno studio del Sunnybrook Odette Cancer Centre di Toronto, presentato al Breast Cancer Symposium 2014 di San Francisco.

Nei sei mesi successivi all'annuncio della nota attrice, spiegano gli autori, nel centro canadese sono aumentate del 90% le donne inviate dai medici per una consulenza genetica, passando da 493 a 916.

A dimostrare che un intervento, spesso dettato da paura più che da necessità, può rivelarsi inutile è invece uno studio dell'Università di Stanford, in California, pubblicato su "Jama". Il team ha analizzato i dati del California Cancer Registry, identificando 189.734 donne a cui era stato diagnosticato cancro al seno in stadio precoce tra il 1998 e 2011. Le pazienti sono state seguite per una media di 89,3 mesi.

I ricercatori hanno scoperto che il tasso di mastectomia bilaterale tra queste donne è aumentato dal 2% del 1998 al 12,3% nel 2011. L'incremento maggiore è stato osservato tra le donne sotto i 40 anni, tra le quali l'aumento è passato dal 3,6% nel 1998 al 33% nel 2011.

Tuttavia non avevano un più basso rischio di morte rispetto a coloro che avevano avuto una terapia conservativa del seno con radiazioni. La rimozione dei seni infatti non azzera il rischio di tumore: una piccola porzione della ghiandola resta e potrebbe comunque degenerare.

La rimozione di un solo seno è invece diminuita nell'arco dello stesso periodo. Nonostante abbia subito un'impennata, anche con l'"effetto Angelina Jolie", che ha scelto di farla addirittura in forma preventiva, "la mastectomia bilaterale è una procedura che può avere effetti negativi in termini di complicanze e costi connessi, nonché sull'immagine del corpo e la funzione sessuale. Una migliore comprensione del suo uso e dei risultati è fondamentale per migliorare la cura del cancro", dicono i ricercatori, guidati da Alison W. Kuria, professore presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Stanford.

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SDA-ATS