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Egitto: "Giornaliste bersaglio violenze", allarme RSF

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2011 - 18:42
(Keystone-ATS)

"Un branco di uomini mi ha strappato i vestiti. Mi hanno picchiata e aggredita sessualmente davanti a tutti, in pieno giorno. Ho creduto di morire". La giornalista francese di France 3, Caroline Sinz, racconta con voce appena tremante il calvario vissuto ieri al Cairo, a due passi da piazza Tahrir, dove migliaia di persone sono accalcate da giorni per protestare contro il Consiglio militare.

È almeno la terza cronista ad aver subito violenze sessuali dall'inizio della rivoluzione egiziana. I giornalisti attaccati sono stati in tutto una quindicina dal 19 novembre ad oggi, con le nuove manifestazioni di piazza, secondo Reporter senza frontiere.

L'ultimo grave episodio di violenza di ieri ha spinto l'associazione per la difesa dei giornalisti nel mondo a lanciare un segnale d'allarme: i media internazionali prendano "misure di protezione particolari" quando inviano colleghi sul posto, ha scritto l'associazione in un comunicato.

Caroline Sinz ed il suo cameraman, Salah Agrabi, stavano realizzando delle riprese in via Mahamed Mahmoud, tra la piazza Tahrir e il ministero degli Interni, quando sono stati "assaliti da un gruppo di ragazzi tra i 14 ed i 15 anni". Poi i due colleghi sono stati separati.

"Alcuni giovani ed adulti mi hanno messo le mani addosso e mi hanno strappato i vestiti. Mi hanno cominciato a toccare dappertutto. Alcune persone hanno tentato di aiutarmi, senza riuscirci. È durato almeno 45 minuti. Pensavo di morire", ha raccontato la giornalista al tg della sera di France 3. Per lei si può parlare di stupro. Anche il cameraman è stato "picchiato". Secondo la Sinz, i giornalisti stranieri sono diventati un bersaglio: "È un modo per intimidire la stampa".

Prima della francese, l'11 febbraio scorso, Lara Logan, inviata della tv americana Cbs, è stata violentata da un centinaio di manifestanti che festeggiavano la caduta dell'ex presidente Hosni Mubarak. In alcuni tweet l'editorialista americano-egiziana Mona al-Tahawy, arrestata in piazza Tahrir, ha descritto l'inferno vissuto per 12 ore: "Quei cani di poliziotti, oltre a picchiarmi, mi hanno fatto subire le peggiori aggressioni sessuali", ha scritto.

Secondo Reporter senza frontiere l'Egitto è ormai un Paese a rischio per i giornalisti, soprattutto se sono donne. In mattinata, creando polemica, RSF si è anche spinta a chiedere ai media di non inviare più croniste donne nel Paese, almeno "per il momento", fino alla fine dei nuovi disordini che hanno fatto ufficialmente per ora 38 morti.

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