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Un tribunale del Cairo ha condannato a morte, dopo il parere segreto e non vincolante del Gran Muftì, 12 sostenitori dei Fratelli musulmani, coinvolti nella morte di un generale della polizia alla guida di un raid contro la Fratellanza. Lo si è appreso sul posto.

Il tribunale di Giza, governatorato che fa parte dell'area metropolitana del Cairo, ha condannato inoltre all'ergastolo altri 20 sostenitori del deposto presidente e leader politico dei Fratelli musulmani Mohamed Morsi, sempre per lo stesso episodio: uno scontro a fuoco per respingere un blitz di esercito e polizia.

Quest'ultimo era stato condotto a Kerdassa (o Kirdasah), un quartiere all'estrema periferia del Cairo, considerato roccaforte della Fratellanza e all'epoca indicato come una sorta di mini "repubblica islamica", costantemente fuori dal controllo delle forze di sicurezza. L'agglomerato era già stato teatro di un assalto ad un commissariato, costato la vita a 11 poliziotti.

Negli scontri del 19 settembre perse la vita il numero due della sicurezza di Giza, il general maggiore Nabil Farrag.

I condannati a morte, dei quali solo sette sono in carcere, mentre gli altri cinque sono latitanti, possono ancora fare appello in Cassazione. Come di consueto, non vi sono accuse specifiche per i singoli imputati, che sono sottoposti a uno di quei processi di massa criticati a livello internazionale, soprattutto quando celebrati contro centinaia di persone.

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SDA-ATS