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IL CAIRO - Il governo egiziano condanna "l'abominevole attacco" della notte di Natale a Nagaa Hamadi e continua a negare il movente confessionale. Intanto i cristiani subiscono nuove violenze in un villaggio vicino, dove una donna copta sarebbe morta.
Non cala la tensione in Alto Egitto, da tempo teatro di violenze interreligiose che hanno toccato il culmine la notte del 6 gennaio, subito dopo la Messa del Natale ortodosso, quando otto cristiani sono stati colpiti a morte, insieme ad un agente di polizia musulmano, da una raffica di spari partiti da una vettura che si è subito dileguata.
Ora il governo promette pene esemplari per i tre musulmani arrestati, ma il ministro per gli Affari legali oggi è stato chiaro, nel suo discorso ai parlamentari del Consiglio della Shura. È prematuro stabilire i veri moventi o parlare di mandanti nascosti, ha premesso, pur ammettendo "uno stato di furore" in "circoli musulmani a causa dello stupro subito da una ragazzina musulmana da parte di un giovane copto". Ma "questi incidenti criminali - ha aggiunto - non danneggeranno mai la nostra unità nazionale e non sono in alcun modo motivati dalla religione".
Eppure ieri sera vi era stata una nuova ondata di incidenti in cui i cristiani hanno avuto la peggio, in un villaggio vicino a quello della strage, Baghorah, con incendi appiccati a case e negozi. Tra i sei feriti la maggioranza era di religione copta, come la donna che, secondo fonti di sicurezza sentite stamani dall'agenzia italiana ANSA, è rimasta uccisa. Ma su quest'ultimo decesso non vi sono conferme ufficiali, come non ve ne sono nemmeno sul fatto, confermato ieri anche da fonti ospedaliere, che oltre ai sei cristiani uccisi sul posto la notte di Natale altri due sono morti dopo in ospedale.
Il presidente del Consiglio della Shura, Safwat El Shreif, ha fatto appello agli egiziani ad essere consapevoli e chiesto ai giornalisti di lavorare per l'unità del Paese. Un invito rivolto ieri ai fedeli, nel sermone ufficiale del venerdì, anche dal grande imam di Al Azhar, Mohamed Sayyed Tantawi. Ma Papa Shenouda III, capo delle chiesta copta egiziana, non ha mancato di protestare con il primo ministro Ahmed Nazif, secondo il quotidiano indipendente Al Masri Al Yom.
E oggi alcune centinaia di persone, raccolte nel Comitato nazionale di lotta contro la violenza confessionale, hanno manifestato davanti alla sede del procuratore generale al Cairo per chiedere le dimissioni del governatore e del direttore delle forze di sicurezza del governatorato di Qena. Lo scrittore copto Kamal Zakher - riferisce on line El Yom El Sebba - ha accusato di negligenza le forze di sicurezza, nonostante le evidenti tensioni interconfessionali e le minacce ricevute da alcuni cristiani, e così fa in un comunicato anche la comunità copta di Nagaa Hamadi.
Una nuova ricostruzione di quanto accaduto dovrebbe ora venire dalla commissione di inchiesta inviata sul posto dal Consiglio Nazionale per i diritti umani presieduto da Boutros Boutros-Ghali: consiglio che in passato aveva già puntato l'indice contro le discriminazioni subite dai cristiani.

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SDA-ATS