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L'Egitto non è mai stato vicino come stamani alla guerra civile. L'esercito ha sparato all'alba contro una manifestazione di sostenitori del deposto presidente Morsi davanti a una caserma del Cairo, facendo una strage: 51 morti e 435 feriti, secondo i servizi di emergenza egiziani, che in un comunicato puntano il dito contro un "gruppo terroristico" che ha provato ad assaltare l'edificio.

Il partito Libertà e Giustizia di Morsi (espressione dei Fratelli musulmani) ha lanciato un appello alla sollevazione popolare. Due soldati in mattinata sono stati catturati dai partigiani dell'ex presidente e costretti a fare una dichiarazione pubblica contro le forze armate. In seguito sono riusciti a liberasi.

I fatti sono avvenuti all'alba e le versioni sono discordanti. Per l'esercito, un "gruppo terrorista armato" dà l'assalto a una caserma della Guardia repubblicana. Un ufficiale rimane ucciso, una quarantina di militari feriti, sei dei quali in modo grave. Soldati e poliziotti reagiscono con le armi e riescono a impedire agli assalitori di invadere la caserma, mettendoli in fuga.

Completamente diversa la versione dei sostenitori di Morsi. I manifestanti, in presidio davanti alla caserma, si preparavano alla prima preghiera dell'alba, quando soldati e poliziotti hanno cominciato a sparare contro di loro con lacrimogeni e "proiettili veri". Alcuni testimoni parlano di militari in divisa che miravano in aria e gente in borghese che puntava contro la folla. Morti e feriti tra i dimostranti sono stati portati in una clinica di fortuna al presidio del partito islamico.

La risposta di Libertà e Giustizia (e quindi della Fratellanza) è durissima e inquietante. Il partito in un comunicato fa appello a una "sollevazione del grande popolo dell'Egitto contro coloro che tentano di rubargli la sua rivoluzione con i carri armati". La formazione di Morsi chiede alla comunità internazionale di intervenire per impedire "l'apparizione di una nuova Siria nel mondo arabo".

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SDA-ATS