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Egitto: tank prendono posizione nel Sinai, offensiva in vista

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 agosto 2011 - 09:45
(Keystone-ATS)

Carri armati dell'esercito egiziano sono entrati oggi a Sheikh Zouweid, nel Sinai a 15 chilometri dalla Striscia di Gaza, in vista di un'operazione che - secondo un resposabile del ministero dell'Interno - dovrà stanare gli autori dei recenti attacchi al gasdotto che porta il gas in Israele e ad alcune stazioni di polizia. L'operazione, ha detto la fonte, "è imminente".

Il responsabile, coperto dall'anonimato, ha precisato che i carri armati che hanno preso posizione sono quattro, mentre testimoni hanno confermato la presenza di blindati a el Arish, a 40 km dalla Striscia. Secondo funzionari della sicurezza, più di mille soldati e poliziotti sono incaricati di ripristinare l'ordine nel nord della penisola del Sinai prima di avanzare verso sud, fino a Rafah, posto di frontiera con Gaza. Qui si nasconderebbero, secondo le fonti egiziane, miliziani islamici.

L'operazione, denominata 'Operazione Aquilà, dovrebbe anche interessare le zone montuose del Sinai. Alla fine di luglio tre civili e un ufficiale egiziano furono uccisi in scontri tra l'esercito e un centinaio di uomini mascherati che sventolavano bandiere nere con la scritta 'Non c'è altro Dio tranne Allah'. Ora - è stato spiegato - soldati e poliziotti "parteciperanno a diversi attacchi a sorpresa per arrestare uomini ricercati".

I beduini poveri e emarginati del Sinai, regione peraltro molto turistica, sono storicamente oppositori del governo egiziano. Tra il 2004 e il 2006 furono ritenuti all'origine di sanguinosi attentati contro siti turistici nei quali morirono decine di egiziani e di stranieri. L'Operazione Aquila sarebbe la prima contro di loro dalla caduta di Hosni Mubarak, lo scorso febbraio.

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