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Sale la pressione sulla consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf. Sono sempre più le voci in favore di un ritorno alla formula magica, riconoscendo all'UDC il diritto ad un secondo seggio in governo. Non si rivendicano comunque le dimissioni della grigionese.

"Il PPD riconosce la legittimità dell'UDC ad avere un secondo seggio in Consiglio federale", afferma il presidente del Partito popolare democratico Christophe Darbellay sulle colonne di "Le Matin Dimanche". A condizione che la ministra delle finanze non si ripresenti il 9 di dicembre, aggiunge la segretaria generale del partito Béatrice Wertli all'ats. In caso di una nuova ricandidatura "il gruppo si pronuncerà il 21 e 22 novembre", affermano i due popolari democratici.

La filosofia del PPD è sempre stata di sostenere un buon consigliere federale che si ripresenta, aggiunge Wertli. Darbellay sottolinea il "notevole lavoro", le "rare competenze e il coraggio" della grigionese, spingendosi ad affermare che "un buon consigliere federale che fa più che correttamente il suo lavoro deve essere rieletto".

"Ma costato che l'atteggiamento del PBD di questi ultimi giorni, in particolare da domenica scorsa, non dà veramente l'impressione di una formazione che cerchi appoggi e che sia alla vigilia di un importante combattimento", rileva Darbellay.

Non si è fatta attendere la reazione del vice-presidente del Partito borghese democratico Lorenz Hess (BE). Il PBD non è intenzionato a lasciare un seggio all'UDC, ribatte il consigliere nazionale bernese intervistato dalla radio RTS. Eveline Widmer-Schlumpf dovrebbe prendere la sua decisione nelle prossime settimane. Se si ripresenterà "ha buone probabilità di essere rieletta", aggiunge.

Intanto, anche il presidente di Economiesuisse, Heinz Karrer, è favorevole ad un secondo seggio per l'UDC nel Consiglio federale. Una ripartizione che tenga conto della concordanza aritmetica è "imperativa", afferma in un'intervista pubblicata dal domenicale "NZZ am Sonntag", senza comunque fare nomi.

"I tre più grandi partiti hanno diritto a due seggi e il quarto ad uno", aggiunge. A condizione però che il partito di Blocher presenti "personalità costruttive" , "capaci di lavorare con altri e di rispettare la collegialità" e che non provengano tutti dal "triangolo d'oro della Svizzera" tedesca, afferma a sua volta Darbellay.

A quanto sembra anche l'UDC ha deciso di seguire questa linea. Sia il presidente del partito Toni Brunner, che ieri si è espresso sulle colonne di "Le Temps", che il vicepresidente Christoph Blocher oggi sul domenicale "Schweiz am Sonntag", affermano che l'UDC è pronta a fare concessioni.

"Non siamo contro le relazioni bilaterali con l'Unione europea (UE). Vogliamo mantenere questa via, adattando l'accordo sulla libera circolazione per controllare noi stessi l'immigrazione", sottolinea Toni Brunner. Compromessi sono possibili sull'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa a condizione che il suo scopo principale - "la riduzione massiccia dell'immigrazione" - sia raggiunto, spiega a sua volta Christoph Blocher. L'UDC comunque non accetterà qualsiasi compromesso. "Non lasceremo che ci leghino le mani", aggiunge l'ex consigliere federale.

L'entrata di un secondo UDC nel Consiglio federale dipende comunque dalle altre formazioni politiche. Per questo "dobbiamo parlare con gli altri tre grandi partiti", anche con il PS, "per sapere se sostengono sempre la concordanza", aggiunge. Malgrado un tono conciliante, l'ex consigliere federale critica PLR e PPD. Il primo è accusato di voler aderire all'UE mentre del secondo non piace l'orientamento troppo a sinistra.

Sulle colonne del domenicale "SonntagsBlick", il presidente del PLR, Philipp Müller, sottolinea a sua volta le differenze tra il suo partito e l'UDC. Anche se le due formazioni hanno la maggioranza al Consiglio nazionale, "è sbagliato credere che il PLR condurrà una politica di bloccaggio". Non se ne parla, avverte il candidato argoviese al Consiglio degli Stati.

I liberali radicali cercheranno una maggioranza al di fuori dell'UDC soprattutto per le relazioni con l'UE , "la questione più importante della prossima legislatura", conclude l'argoviese.

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SDA-ATS