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Gli autoritratti dei partiti che figuravano nella guida di voto della Cancelleria federale per le lezioni del 18 ottobre scorso non hanno infranto la legge.

Lo ha deciso il Tribunale federale respingendo i ricorsi inoltrati dal Partito Pirata dei cantoni Argovia, Zugo e Zurigo.

Il Partito Pirata si riteneva discriminato perché nella guida si elencavano solo le formazioni attualmente rappresentate in parlamento, ossia UDC, PS, PLR, PPD, Verdi, PVL, PBD, PEV, Lega dei ticinesi, PCS Obvaldo e MCG. A suo avviso invece in una campagna elettorale tutti i partiti devono essere trattati su un piano di assoluta parità.

Omettendo quelli assenti alle Camere, la Cancelleria federale "si è direttamente intromessa nella campagna elettorale", avevano fatto valere nel loro ricorso. Il Partito Pirata chiedeva così di rimandare ad altra data l'elezione del Consiglio nazionale

Il Tribunale federale rimanda nel giudizio pubblicato oggi alla sua attuale giurisprudenza: riconosce in particolare un interesse pubblico a sostenere prima di tutto partiti e gruppi che hanno una certa forza politica e un minimo di adesioni.

Se fondata su criteri obiettivi è quindi ammissibile una differenziazione di trattamento: non può essere pubblicato un autoritratto per tutti.

La corte rileva infine che la disparità è ridotta dal fatto che gli aventi diritto di voto hanno ricevuto nella busta elettorale anche tutte le liste. In questo modo era chiaro chi si presentava per l'elezione in Consiglio nazionale.

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SDA-ATS