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Nel 2016 non sono aumentate le emissioni mondiali di anidride carbonica, il principale gas serra, responsabile per i tre quarti del riscaldamento globale (foto rappresentativa d'archivio)

KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI

(sda-ats)

Nel 2016 non sono aumentate le emissioni mondiali di anidride carbonica, il principale gas serra, responsabile per i tre quarti del riscaldamento globale.

E' il terzo anno consecutivo che la CO2 complessiva non cresce. Merito della riduzione dell'uso del carbone e dell'avanzata delle fonti rinnovabili. Ma se la Cina e gli Stati Uniti l'anno scorso hanno tagliato le loro emissioni, l'Unione europea è rimasta ferma, e India e Sudest asiatico le hanno aumentate.

A fare il punto della situazione è stata l'Agenzia olandese di valutazione ambientale, il centro studi governativo sull'ambiente. Le emissioni della Cina (il principale produttore di CO2) nel 2016 sono calate dello 0,3%, quelle degli Usa del 2,0%, della Russia del 2,1%. Quelle dell'Unione europea non hanno avuto variazioni.

Questi cali sono stati compensati dall'aumento di emissioni di India (+4,7%), Indonesia, Malaysia, Filippine, Turchia e Ucraina. Il 2016 è il terzo anno consecutivo in cui le emissioni di CO2 rimangono complessivamente stabili, dopo il 2014 e il 2015.

L'anidride carbonica rappresenta i tre quarti circa delle emissioni globali di gas serra. Il restante quarto è costituito soprattutto da metano, cresciuto dell'1% nel 2016. Il 23% delle emissioni di metano vengono dall'allevamento: quelle di origine animale nel 2016 sono aumentate dello 0,4%.

Il calo delle emissioni cinesi di anidride carbonica non stupisce. Il paese, povero di fonti fossili e soffocato dai fumi delle centrali a carbone, sta puntando da anni su eolico e fotovoltaico e sulle auto elettriche. Proprio oggi il governo ha fissato per il 2019 l'obiettivo del 10% di auto elettriche o ibride sul totale delle nuove auto vendite, e del 12% al 2020.

Gli Stati Uniti nel 2016 erano ancora in piena era Obama di sostegno alle energie pulite. Resta da vedere se la situazione cambierà quest'anno con Trump, sostenitore delle fonti fossili. La politica energetica americana non dipende dal governo federale, ma dagli stati. Molti di questi, insieme alle principali metropoli, hanno ribadito che intendono mantenere i loro obiettivi di decarbonizzazione. L'industria americana delle tecnologie green poi è una potenza che va per conto suo.

Più preoccupante il dato dell'India, potenza in crescita, ma che non ha ancora la forza economica e tecnologica per sostituire il carbone. Deludente la performance dell'Europa, che non riesce a tagliare le sue emissioni. Un rapporto internazionale di due ong ambientaliste, ODI (Overseas Development Institute) e CAN Europe (Climate Action Network), rivela che 11 paesi Ue versano più di 112 miliardi di euro all'anno per sostenere la produzione e il consumo di combustibili fossili.

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SDA-ATS