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Epatite C: casse malattia rimborsano nuovi farmaci, ma con riserva

Le casse malattia rimborsano dal primo febbraio due nuovi medicamenti contro l'epatite C, ma solo quando i pazienti presentano gravi danni al fegato. Si tratta del farmaco Harvoni dell'americana Gilead e di una combinazione dei preparati Viekirax e Exviera del gruppo statunitense AbbVie. Il trattamento con questi medicinali dura in genere 12 settimane e costa complessivamente 62 mila franchi, ha indicato oggi l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) confermando informazioni dei quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund".

La limitazione mira a garantire che i farmaci, con i conseguenti costi per gli assicuratori malattia, vengano prescritti solo quando i pazienti ne hanno veramente bisogno. In gioco vi sono quindi considerazioni mediche, ma anche economiche. Una procedura analoga è stata adottata anche in relazione al farmaco anti-epatite Sovaldi, omologato un anno fa.

Oliver Peters, vice direttore dell'UFSP, ha detto al "Tages-Anzeiger" che le restrizioni adottate sono giustificate. Da uno studio della "American Medical Association", pubblicato nello scorso novembre, risulta infatti che anche un trattamento tardivo può garantire un buon successo terapeutico: i pazienti, dopo la cura, "hanno le stesse chance di sopravvivenza della normale popolazione".

Olivers ha precisato che Austria, Olanda, Svezia e Belgio hanno introdotto lo stesso regime approvato dalla Svizzera e che anche Francia e Gran Bretagna hanno ristretto il numero dei pazienti da sottoporre a terapia. "Adesso dobbiamo chiarire in modo approfondito se è sensato mantenere in vigore le attuali limitazioni, oppure se è meglio estendere l'uso" dei nuovi farmaci.

Non tutti i pazienti contagiati dal virus, che si trasmette per contatto diretto con il sangue infetto, sviluppano gravi malattie del fegato: in Svizzera i casi dichiarati di epatite C sono 33 mila, ma l'UFSP ritiene che i portatori del virus siano più di 80 mila, di cui molti asintomatici. Un gruppo di esperti ha indicato nel 2013 che molte persone si sono infettate negli anni Sessanta e Settanta in seguito al consumo di droghe pesanti e di comportamenti sessuali non protetti per cui nei prossimi anni, con l'avanzare dell'età dei soggetti interessati, è prevista un'ondata di nuovi casi. Il picco è atteso tra il 2020 e il 2025.

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