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In caso di forte terremoto in Svizzera non si potrebbe certamente fare a meno dell'esercito, il solo in grado di assicurare i trasporti, le comunicazioni e la protezione delle zone sinistrate. Lo afferma il capo l'esercito André Blattmann, che in interviste ai quotidiani romandi "24 Heures" e "La Tribune de Genève" passa in rassegna i rischi ai quali il paese potrebbe essere confrontato e che giustificano la presenza dell'apparato militare.

Ma oltre al sisma, e "senza parlare di guerre", il comandante di corpo cita altri rischi da fronteggiare, quali le conseguenze della cosiddetta Primavera araba, la crisi del debito, i cyberattacchi o la minaccia terroristica.

Per la Svizzera le ripercussioni della Primavera araba derivano dall'instabilità in quei paesi, che è grande. In Libia sono scamparsi dei missili terra-aria e un terrorista potrebbe abbattere un aereo. "Io stesso ho tirato con una simile arma, che è molto efficace", assicura Blattmann.

"Immaginate quali potrebbero essere le conseguenze - aggiunge -; più nessuno prenderebbe un aereo diretto in Europa. Verrebbe chiesto all'esercito di garantire la sicurezza in tutti i posti di tiro possibili, ai bordi delle piste di atterraggio. Soltanto per questo esercizio lo scorso anno a Zurigo sono stati impiegati 5000 militi e non si è parlato di guerra".

Dopo aver rilevato che la riduzione da 100 mila a 80 mila dell'effettivo dell'esercito è un fatto che "fa male al cuore", Blattmann, in quanto "impiegato della Confederazione che deve applicare le decisioni", entro la fine dell'anno presenterà un rapporto di valutazione sulle conseguenze del ridimensionamento umano per le prestazioni dell'esercito elvetico.

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SDA-ATS