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Le esportazioni orologiere svizzere hanno registrato un ulteriore marcato calo a gennaio, del 6,2% rispetto a un anno fa in valore nominale, a 1,43 miliardi di franchi. In valore reale il calo risulta del 7,7%. Si tratta del terzo peggiore risultato da agosto 2012.

Lo rilevano le cifre pubblicate oggi dall'Amministrazione federale delle dogane (AFD). Corrette dai giorni lavorativi le vendite di orologi all'estero sono crollate dell'11,3% in valore nominale e del 12,7% in valore reale.

"La tendenza negativa ha perso un po' di vigore negli ultimi tre mesi, ma essa è ancora decisamente orientata alle cifre rosse", fa sapere la Federazione dell'industria orologiera svizzera (FH) nel suo commento mensile.

Gli orologi in metalli preziosi vengono nuovamente indicati come i responsabili del calo di valore, i pezzi in acciaio hanno invece confermato una loro ripresa, annota ancora FH, che si rammarica per un mese particolarmente negativo nella categoria "altri metalli".

Tutti i segmenti di prezzo presentano un calo. Gli orologi meno toccati da questo fenomeno sono quelli della categoria di prezzo superiore a 3000 franchi.

Le vendite all'estero di pezzi meccanici di piccolo calibro o automatici hanno raggiunto 1,13 miliardi di franchi, in calo nominale del 3,7% e del 6,1% in valore reale. Per ciò che riguarda gli orologi elettrici di piccolo calibro il calo è stato del 13,6% (nominale) e del 13,1% (reale), a 231 milioni.

Considerando le diverse gamme di prodotti, a gennaio sono finiti all'estero 1,84 milioni di orologi da polso (-3,0%), per un volume di 1,36 miliardi di franchi (-5,2%), rileva FH. In termini di movimenti il numero di pezzi è stato dimezzato (-52,1%) a circa 135'360 unità. Il fatturato è sceso del 20,9% a 11,3 milioni.

Malgrado un calo del 3,9%, Hong Kong rimane la prima destinazione per l'orologeria elvetica, con un volume di 199,7 milioni di franchi. "A gennaio si è registrata una sorta di moderata frenata dopo due anni di spirale negativa", sottolinea FH.

Da parte loro gli Stati Uniti confermano le tendenza positiva abbozzata a dicembre, con un fatturato di 166,2 milioni, in progressione del 5,0%. Anche la Cina segnale una ripresa, con un giro d'affari di 122,4 milioni (+7,8%), mentre il Giappone segnala un calo del 21,7% a 79,1 milioni di franchi.

Per quanto concerne l'Europa, la Germania segnala un volume di 87,4 milioni (-7,7%), tallonata da Regno Unito (86,8 mio, +0,9%) e Italia (72,8 mio, -11,3%).

La parte del leone delle esportazioni la gioca l'Asia, con una quota di mercato del 50,5%, ma il fatturato in questa regione ha registrato un calo dell'8,4%, a 724,3 milioni. L'Europa, che ha una quota di mercato del 32,5%, ha ceduto il 5,8% a 466,5 milioni. Il continente americano pesa circa il 15% del mercato totale, con un volume di 214,1 milioni di franchi. Si tratta della sola regione che ha registrato una progressione del 6%.

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SDA-ATS