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Eternit: Cassazione, prescrizione, annullata condanna

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 novembre 2014 - 23:19
(Keystone-ATS)

La Cassazione ha annullato senza rinvio - dichiarando prescritto il reato - la sentenza di condanna per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny nel maxiprocesso Eternit. Sono stati annullati anche i risarcimenti per le vittime. La prescrizione è maturata al termine del primo grado. Il miliardario svizzero era stato condannato il 3 giugno 2013 dalla Corte d'appello di Torino a una pena di 18 anni di carcere.

La decisione della Prima sezione penale della Cassazione ha suscitato le proteste dei numerosi familiari delle vittime dell'amianto presenti nell'Aula magna. "Vergogna, vergogna" hanno detto in tanti, urlando subito dopo la lettura del verdetto.

La richiesta di dichiarare prescritto il maxiprocesso Eternit per disastro ambientale e di conseguenza di annullare la condanna a diciotto anni di carcere per Schmidheiny era stata avanzata dal sostituto procuratore della Cassazione italiana Francesco Iacoviello.

Il 'processo del secolo' è arrivato così al suo ultimo atto con una prescrizione che, in base ai calcoli della Suprema Corte, era maturata già in I grado, il 13 febbraio 2012. I fatti sui quali era chiamata a discutere la Cassazione riguardavano avvenimenti del giugno 1976. Migliaia i morti per il tumore provocato dall'inalazione di polveri d'amianto.

Con la sentenza della Cassazione vengono annullati anche i risarcimenti disposti in appello a favore di centinaia di vittime dell'amianto, nell'ambito del processo Eternit. La Corte, infatti, ha sottolineato nel dispositivo letto in aula che la prescrizione del reato di disastro doloso è maturata prima della sentenza di primo grado, e ciò 'travolge' tutte le statuizioni civili. In appello, era stato riconosciuto un risarcimento di 30 mila euro a favore di 938 parti offese.

Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, nei due precedenti gradi di giudizio, venne giudicato con il barone belga Louis de Cartier de Marchienne, morto prima della conclusione del processo d'appello. In primo grado tutti e due erano stati condannati a 16 anni di reclusione.

La corte ha accettato le argomentazioni invocate dagli avvocati di Schmidheiny e lo assolve dall'aver causato intenzionalmente un disastro che resta attualmente in quattro fabbriche della società Eternit S.p.A, ha spiegato la portavoce di Schmidheiny Elisabeth Meyerhans Sarasin in un comunicato.

"La decisione della Suprema Corte conferma che il Processo Eternit, nei precedenti gradi di giudizio, si è svolto in violazione dei principi del giusto processo. Schmidheiny si aspetta che ora lo Stato italiano lo protegga da ulteriori processi ingiustificati e che archivi tutti i procedimenti in corso", ha aggiunto la portavoce del magnate svizzero.

Il maxi-processo Eternit è stato la più grande causa mai intentata in Europa e al mondo sul fenomeno dei danni alle persone e alle cose provocati dall'amianto.

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