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Eternit: difensori Schmidheiny, il processo è da rifare

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 agosto 2012 - 18:55
(Keystone-ATS)

Il maxi-processo Eternit doveva essere celebrato da una Corte d'Assise e non, come è accaduto, da un tribunale ordinario. È questa la mossa a sorpresa degli avvocati difensori di Stephan Schmidheiny, lo svizzero condannato a sedici anni di reclusione per i danni provocati dagli stabilimenti italiani della multinazionale dell'amianto, contenuta nell'atto di appello.

Se questa tesi venisse accolta, il complicato dibattimento dovrebbe ricominciare dal primo grado.

Il processo, che ha richiesto 66 udienze e l'audizione di un centinaio di testimoni, si riferisce all'attività degli stabilimenti Eternit di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

La dispersione delle polveri di amianto, secondo l'accusa, ha provocato almeno duemila morti fra i lavoratori e i residenti delle zone interessate; circa seimila, inizialmente, erano le parti civili costituite.

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