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La Bce di Mario Draghi conferma i tassi di interesse al minimo storico dello 0,05% e l'impegno a portare avanti politiche monetarie iper-espansive. Per l'euro è scattata l'onda al ribasso contro tutte le principali valute, yen compreso.

La moneta europea è scesa fino a 1,0856 dollari, il livello più basso da sette settimane per poi chiudere sui mercati europei a quota 1,0880. Decisamente più pesante lo scivolone nel cross con la sterlina: la moneta unica è piombata ai minimi da oltre sette anni fino a 69,6, il livello più basso dal 27 novembre del 2007 per poi rallentare la caduta e assestarsi su 69,70. E contro lo yen, l'euro si è deprezzato dello 0,2% a 135.

Draghi ha confermato il programma di quantitative easing da 60 miliardi al mese almeno fino a settembre 2016 e, precisa lo strategist di Merrill Lynch, Athanasios Vamvakidis, "ha ribadito che la Bce è pronta a fare di più se necessario sul fronte dell'allentamento monetario. Questo è negativo per l'euro".

Neanche gli ultimi sviluppi sulla Grecia, con il sì del parlamento di Atene alle misure del piano di salvataggio e lo sblocco del prestito ponte, hanno supportato il cambio. Così come non ha convinto la mossa della stessa Bce che ha deciso di innalzare di 900 milioni di euro il tetto dell'Ela, la liquidità di emergenza concessa alle banche elleniche. "L'aumento dell'Ela è stato molto piccolo - osserva Ulrich Leuchtmann di Commerzbank - e non ha migliorato la percezione del mercato sull'euro".

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SDA-ATS