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Finisce con un sostanziale pareggio il primo faccia a faccia televisivo tra Jean Claude Juncker e Martin Schulz, gli sfidanti di Ppe e S&D per la poltrona di presidente della Commissione europea. Quaranta minuti in diretta su France 24 dalla 'Biblioteca Solvay' di Bruxelles. Per entrambi un'Europa da ridiscutere e migliorare è la soluzione della crisi, la lotta alla disoccupazione la principale priorità.

"Il peggio della crisi è dietro di noi, ma resta il più difficile da fare", ha esordito Juncker, in giacca blu, sulla sinistra dello schermo. "Abbiamo 27 milioni di disoccupati, la battaglia sarà vinta quanto sarà sconfitta la disoccupazione giovanile", ha replicato Schulz, in grigio e sulla destra.

Sul tema dell'austerità, causa dell'aggravarsi della crisi, Juncker ha ribattuto che la disciplina fiscale ed il risanamento dei conti sono "inevitabili" dopo che "per 10-15 anni molti paesi hanno derapato" sui conti.

"La crescita della spesa pubblica non permette crescita", ha martellato. Una disciplina che è quindi precondizione per creare la crescita, purché condita di "solidarietà". Anche per Schulz la disciplina è "inevitabile", ma il tedesco ha insistito che "vanno cambiate le politiche per l'occupazione". E battuto sul tasto degli investimenti e dell'azione per facilitare l'accesso al credito delle Pmi: "Il problema principale, una questione primordiale".

Assolutamente d'accordo i due sfidanti contro gli euroscettici anti-immigrazione (da gestire "come in Usa, Australia, Nuova Zelanda, Canada" quella legale per Schulz) e anti-euro (per Juncker la moneta unica ha "protetto dalle conseguenze più gravi della crisi cominciata negli Usa", per Schulz "uscirne non crea posti di lavoro").

Il lussemburghese ha però usato il tema delle polemiche populiste per pungere: "La disoccupazione viene dalle cattive politiche di alcuni governi socialisti. L'Europa è la risposta, non è all'origine di certe politiche nazionali". Dal canto suo Schulz ha ritorto che dopo i primi interventi del Consiglio a maggioranza Ppe "ci sono venti milioni di disoccupati in più".

Sul tema Eurobond, sostanzialmente pari l'imbarazzo. Schulz ha rimproverato a Juncker, che da capo dell'Eurogruppo ne era paladino, di aver cambiato idea dopo essere diventato il candidato del Ppe su spinta della Merkel. A sua volta il lussemburghese ha ribattuto: "Non li hai inseriti nel programma di governo della Germania". "Dopo gli interventi decisi da Draghi, il tema è sceso nell'agenda" la replica del tedesco. Si sono invece mostrati sostanzialmente d'accordo sui temi di politica estera (per entrambi la Francia "ha salvato l'onore dell'Unione europea" in Mali e Repubblica Centrafricana), sulla reazione alla crisi ucraina e sulla necessità di "maggiore coerenza" tra i 28.

"La Ue non si dovrà occupare di tutto ma solo dei grandi dossier", ovvero delle politiche per la crescita e l'occupazione ha poi detto Juncker nel descrivere il programma della sua candidatura. Schulz invece ha proposto un impegno per "più efficacia e vicinanza ai problemi dei cittadini", per i temi del cambiamento climatico, dello sviluppo digitale e della lotta alla disoccupazione giovanile. U

SDA-ATS