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In futuro l'organizzazione di assistenza al suicidio Exit intende aiutare a mettere fine alla loro esistenza anche persone anziane che soffrono di malanni che, per quanto non mortali, compromettono pesantemente la loro vita. Lo ha deciso oggi a Zurigo l'assemblea generale dell'associazione, che ha proceduto ad adattare in tal senso gli statuti.

Concretamente l'anziano che vorrà accedere ai farmaci necessari per il suicidio forniti da Exit dovrà sottoporsi a valutazioni mediche meno intense di quelle richieste a un "paziente" più giovane. Il grado di sofferenza potrà inoltre essere minore.

Exit verificherà però a fondo le motivazioni della persona che vuole mettere fine alla sua vita, per evitare che la decisione venga maturata su pressione esterna, per esempio dei parenti. Al minimo segnale di questo tipo l'organizzazione rifiuterà il suo aiuto, ha spiegato la presidente Saskia Frei in una conferenza stampa.

Il cambiamento di approccio non avverrà però sicuramente dall'oggi al domani, ha messo in guardia Exit. La modifica degli statuti serve ad avviare un processo che dovrà coinvolgere anche la società, il mondo politico e la classe medica.

L'idea di poter mettere fine alla propria esistenza in modo dignitoso, prima che il decadimento fisico e psichico abbia il completo sopravvento, ha suscitato molto interesse: all'assemblea odierna hanno partecipato circa 700 persone, il doppio del solito, ha spiegato Frei.

Durante la discussione è emerso che per taluni i progressi non sono abbastanza veloci: qualcuno per esempio auspica un accesso senza prescrizione medica a medicinali in grado di provocare la morte. Per Exit un impegno in tal senso non entra però in linea di conto, ha indicato la presidente.

SDA-ATS