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Fallimenti aziendali in flessione in Svizzera, ma boom di insolvenze in Ticino. Nei primi undici mesi dell'anno a livello nazionale hanno depositato i bilanci 5801 aziende, l'8% in meno dello stesso periodo del 2012. Di queste 4156 hanno dovuto chiudere i battenti per non essere state in grado di far fronte ai pagamenti (dato stabile), mentre 1645 (-24%) sono state state stralciate dal registro di commercio per lacune nell'organizzazione (articolo 731b del Codice delle obbligazioni).

Stando ai dati pubblicati oggi dalla società internazionale di informazioni economiche Bisnode (ex Dun and Bradstreet, D&B) il Ticino si smarca nettamente dalla tendenza generale: il numero complessivo delle bancarotte è sì in calo (da 464 a 411, pari al -11%), ma solo perché sono fortemente diminuite le chiusure dettate da lacune organizzative (da 204 a 79, pari al -61%).

Considerando per contro i fallimenti per insolvenza - indice più affidabile della situazione economica sul terreno - il Sud delle Alpi appare la regione di gran lunga più in difficoltà di tutta la Svizzera, con 332 chiusure aziendali (+28%). Il dato si discosta notevolmente da quello degli anni prima: le cessazioni di attività per mancanza di soldi - sempre nel periodo gennaio-novembre - erano state 260 nel 2012, 254 nel 2011 e 273 nel 2010.

I settori più a rischio sono la ristorazione, l'edilizia e le attività artigianali. Per quanto riguarda il solo mese di novembre i fallimenti a livello svizzero sono stati 570 (-17%), di cui 446 per insolvenza (-7%). Non sono disponibili dati disaggregati secondo i cantoni.

Se molte imprese chiudono, un numero ancora maggiore apre i battenti: nei primi undici mesi le nuove iscrizioni al registro di commercio sono state 36'584, con un incremento annuo del 3%. Anche in questo caso spicca il dato del Ticino, che presenta la crescita più elevata (+14% a 2846). Particolarmente dinamici sono anche Zurigo (+6% a 6425) e Ginevra (+7% a 3037), mentre i Grigioni marciano sul posto (835, dato praticamente invariato).

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SDA-ATS