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È in calo il numero di coppie che fanno ricorso alla fecondazione assistita. Lo indica l'Ufficio federale di statistica (UST), secondo cui nel 2013 sono state trattate 6180 donne, il 7% in meno rispetto all'anno precedente.

Nel 2010, le donne sottoposte a questa terapia erano ancora 6468: da allora la discesa non si è arrestata. I bimbi nati nel 2013 sono stati 1891, tra cui 500 gemelli e 12 trigemini.

L'aumento costante delle coppie che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita osservato tra il 2002 e il 2010 si è dunque arrestato e da allora si constata una leggera diminuzione.

Il fatto di incominciare a sottoporsi a una fecondazione in vitro non è garanzia di successo assicurato. In effetti, come risulta da una nota odierna dell'UST, nel 2013 il tasso di successo del trattamento, ossia suggellato da una gravidanza, è stato del 36,3%: si tratta di una percentuale che non si discosta granché dai dati forniti per i tre anni precedenti. Il tasso di successo per ciclo è risultato del 20%.

1891 bebè, tra cui 500 gemelli e 12 trigemini

Nel 2013, i tre quarti delle donne rimaste incinte tramite fecondazione in vitro hanno portato a termine la gravidanza: i bambini nati sono stati 1891 (2020 nel 2010, da allora in diminuzione). I bebè nati da madri residenti in Svizzera sono stati 1581.

Il 15,5% delle donne ha dato alla luce più di un bambino (250 parti gemellari e 4 trigemini, pari a 512 bimbi). Si tratta, come indica l'UST, del tasso di parti plurimi più basso dal 2002.

Le donne che hanno ricorso a questa tecnica avevano in media 36,2 anni (31,6 anni per le donne alla maternità) e i rispettivi partner 39,4 anni. Il motivo più frequente che spinge le coppie a rivolgersi ai laboratori è l'infertilità maschile (39%), quella di coppia (31%) e quella femminile (17%). Nel 13% dei casi non è stato possibile determinare l'origine dell'infertilità.

Nessun embrione usato per ricerca

L'UST fornisce anche dati sul destino degli embrioni ottenuti in provetta. Sempre nel 2013 sono stati prodotti 1852 embrioni soprannumerari, una cifra in calo costante dal 2010 (2894). Nel 2013, questo materiale biologico è stato distrutto, soprattutto per ragioni mediche: 257 embrioni sono stati eliminati tuttavia a causa di una rinuncia espressa dalla coppia. Nessun embrione è stato messo a disposizione della ricerca.

Nel 2010, gli embrioni utilizzati a tale scopo sono stati 13, 21 nel 2011 e 10 nel 2012. Dal 2004 è possibile estrarre dagli embrioni soprannumerari cellule staminali a scopo di ricerca. Le condizioni poste dal legislatore sono assai severe: consenso della coppia e divieto di utilizzo commerciale degli embrioni. È inoltre vietato produrre cloni, chimere o ibridi.

Procreazione assistita, verso regole meno restrittive

Il 14 di giugno si voterà sulla revisione dell'articolo costituzionale riguardante la procreazione assistita; un sì alle urne è necessario per permettere la diagnosi pre-impianto (DPI), ossia l'analisi del patrimonio genetico dell'ovulo fecondato per evitare la trasmissione di malattie genetiche gravi e di anomalie cromosomiche come la trisomia. Il referendum contro quest'ultima legge è già sicuro in caso di un sì in votazione.

La legge porta diversi miglioramenti, secondo i sostenitori della modifica costituzionale. Permettendo la fecondazione in vitro di dodici ovuli al massimo - invece di tre come ora - aumenteranno le possibilità di successo del trattamento e la sicurezza della donna. I gameti fecondati potranno infatti essere impiantati nell'utero uno alla volta e non tutti assieme come ora, col rischio di gravidanze multiple.

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SDA-ATS