Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

A due mesi dalle elezioni federali del 18 ottobre il meccanismo di finanziamento ai partiti rimane una sorta di pianeta oscuro. Destra e centro si accontentano di indicare l'ammontare del budget a disposizione, la sinistra si mostra più trasparente.

Secondo dati raccolti dall'ats, il bilancio del Partito liberale radicale oscilla tra 3 e 3,5 milioni di franchi, quello del Partito popolare democratico tra 1,5 e 2 milioni, e quello del Partito socialista si aggira su 1,4 milioni. Da parte sua il Partito borghese democratico dispone di 600 mila franchi, i Verdi di 200 mila. L'Unione democratica di centro non fornisce alcuna cifra.

In realtà il denaro a disposizione dei partiti per la campagna elettorale è ben di più: le sezioni cantonali infatti dispongono di propri budget che a volte superano quelli dei partiti nazionali e anche i singoli candidati possono venir sponsorizzati da enti o privati cittadini.

Il consigliere agli Stati Jean-René Fournier (PPD/VS) ha recentemente indicato al quotidiano Le Temps che quattro anni fa disponeva di 103 mila franchi, 78 mila dei quali provenienti da donazioni private. Ha anche precisato che la somma maggiore mai ricevuta nel corso della sua carriera politica (10 mila franchi) gli è giunta dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (usam).

Il suo è tuttavia un rarissimo esempio di trasparenza: partiti e candidati infatti non sono disposti a svelare l'identità dei sostenitori finanziari. "Spetta a loro decidere se vogliono farlo", commenta Silvia Bär, segretaria generale aggiunta dell'UDC.

In casa PLR soltanto il presidente Philipp Müller e il segretario generale conoscono ammontare e provenienza delle donazioni. "Questo modo di fare rafforza l'indipendenza del partito, poiché gli eletti non sanno da dove giunge il denaro", assicura la portavoce del partito Aurélie Haenni.

Il PPD non accetta versamenti "se sospetta che il denaro provenga da macchinazioni - indica il suo portavoce Thomas Jauch -, ma in linea di principio questo rischio non esiste poiché il partito ha soltanto piccoli sponsor".

Uno studio di Actares (Azionariato per un'economia sostenibile) pubblicato a luglio permette di farsi un'idea migliore del finanziamento tramite l'economia privata, benché la ricerca non si basi su cifre raccolte durante una campagna elettorale. Emerge così che UBS, per gli anni 2013 e 2014, ha distribuito globalmente 1,8 milioni a PBD, PLR, PPD e UDC.

Versamenti che non sono al riparo da scandali. Nel 2009, ad esempio - come ricorda la sezione svizzera di Transparency International - i "senatori" PPD avevano detto di no a un tetto salariale per UBS, poi era emerso che il partito aveva ricevuto una donazione di 150 mila franchi dalla stessa banca poco prima del voto. Messo alle strette politicamente, la formazione di Christophe Darbellay aveva rifiutato quella somma.

Anche Credit Suisse finanzia i partiti, ma contrariamente a UBS, che sostiene unicamente le formazioni che difendono l'economia di mercato, l'orientamento politico non conta. Del milione di franchi distribuito, certi partiti hanno incassato fino a 200 mila franchi.

Aiuti alla politica giungono anche dalle compagnie assicurative (Swiss Re e Zurich) così come dalla farmaceutica (Novartis e Roche), ma non vengono dati dettagli, si sa soltanto che il denaro va a chi appoggia i loro interessi. Perfino la compagnia Swiss mette mano al portafoglio: dal 2014 versa un totale di 200 mila franchi all'anno ai partiti. Al momento dell'annuncio l'UDC aveva accettato l'offerta, mentre PLR, PPD e PBD non avevano voluto pronunciarsi.

A sinistra PS e Verdi applicano regole più severe. I loro bilanci sono sostenuti soprattutto dai membri e da donazioni private; accettano anche versamenti dalla compagnia assicurativa La Mobiliare e dalla Banca Raiffeisen, ma il totale non supera il 2% del budget.

Per fare in modo che i partiti non debbano dipendere dal sostegno finanziario di privati, la sinistra è favorevole ad un finanziamento pubblico, ma l'idea è respinta in blocco dalla destra, secondo cui i partiti diverrebbero dipendenti dallo Stato e avrebbero minori risorse a disposizione.

Il finanziamento pubblico, come avviene in altri Paesi, sembra dunque rinviato alle calende greche, malgrado le forti pressioni internazionali. In un rapporto pubblicato a metà agosto il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) ha punzecchiato nuovamente la Svizzera, rammaricandosi che il Consiglio federale si sia rifiutato in novembre di legiferare su questa materia. Il governo ha risposto come già altre volte: le particolarità elvetiche, quali il federalismo e la democrazia diretta, complicano l'adozione di regole per rendere più trasparente il finanziamento ai partiti.

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

SDA-ATS