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Lotta alle organizzazioni criminali, al riciclaggio di denaro e alla criminalità su internet hanno tenuto impegnato l'Ufficio federale di polizia (fedpol) nel 2014. Tuttavia l'attenzione di quest'ultimo si è concentrata maggiormente nella lotta al terrorismo.

È quanto rivela il rapporto annuale di fedpol pubblicato oggi, sottolineando che la Svizzera non è un bersaglio prioritario del terrorismo islamista. Tuttavia, anche nel 2014 fedpol si è confrontato con l'aumento della minaccia generale costituita dal terrorismo di matrice jihadista. L'obiettivo primario è dunque di prevenire attentati terroristici e di fare in modo che la Svizzera non funga né da base finanziaria e logistica per la pianificazione e l'esecuzione di tali atti né da Paese di transito, di origine o di destinazione dei volontari della jihad.

Fedpol, che dirige la "Task force Terrorist Travellers", ha indagato per conto del Ministero pubblico della Confederazione su diversi casi di persone sospettate di fornire sostegno a organizzazioni terroristiche di stampo jihadista, di appartenervi o potenzialmente intenzionate ad aderirvi.

Internet e le reti sociali svolgono un ruolo centrale nell'attività di propaganda delle organizzazioni terroristiche di stampo jihadista. L'utilizzazione di questi strumenti da parte dei jihadisti si è intensificato: con essi trovano numerose occasioni di reclutare e indottrinare simpatizzanti, sottolinea la direttrice di fedpol Nicoletta della Valle nel rapporto.

Per contrastare in modo efficace tale fenomeno è indispensabile instaurare un dialogo costruttivo e una stretta collaborazione tra fedpol e i provider di servizi Internet, vene puntualizzato.

I divieti di entrare in Svizzera emessi da fedpol e legati al terrorismo o all'estremismo sono d'altra parte aumentati: da 14 nel 2013, sono passati a 32 l'anno scorso.

Per quanto riguarda casi di finanziamento del terrorismo, ne sono stati registrati nove, e corrispondono alla media degli ultimi dieci anni. Le somme sono modeste, ma non occorrono necessariamente molti mezzi per causare enormi danni, ha commentato Adrian Lobsiger, direttore sostituto di fedpol.

Della Valle ha da parte sua ricordato il fragile equilibrio tra misure di sicurezza e libertà individuali: solo il passaggio all'atto o alla sua preparazione sono punibili dalla legge.

Oltre alla lotta contro le attività di stampo jihadista su Internet, nel 2014 fedpol ha dovuto far fronte anche ad altre forme di cibercriminalità. Le segnalazioni riguardanti i reati contro il patrimonio hanno registrato un notevole incremento e rappresentano il 66,9% dei casi.

I criminali ricorrono sempre di più a malware per infettare computer e poter intercettare password per accedere all'account di posta elettronica o a servizi di pagamento online. Questi dati possono essere venduti su forum clandestini o essere utilizzati per compiere altri reati. A medio termine questi attacchi dovrebbero moltiplicarsi, viene sottolineato.

Altro problema, il trasferimento delle attività illegali, come la pedopornografia o il traffico illegale di armi e di stupefacenti, verso "darknet" (rete virtuale privata dove gli utenti connettono solamente persone di cui si fidano). Spesso il solo modo di agire è l'intervento di agenti infiltrati. Per tale motivo, fedpol punta sulla cooperazione nazionale e internazionale e fa ampio ricorso ai canali a sua disposizione e ai gruppi di esperti di Europol e Interpol.

Anche il crimine organizzato ha tenuto impegnato fedpol: tutte le grandi organizzazioni mafiose italiane presentano legami con la Svizzera, viene indicato nel rapporto. Ciò vale in particolare per la ’Ndrangheta. Nell'ambito di tre operazioni italiane sono state arrestate 130 persone. In ognuno di questi interventi sono risultate implicate anche persone che risiedevano o lavoravano in Svizzera. Inoltre sono stati documentati centinaia di casi di estorsione e intimidazione, uno dei quali avvenuto in Ticino.

In particolare nell'estate del 2014 le autorità italiane, nel quadro dell'operazione "Helvetia", hanno reso pubblico il filmato di una riunione di una cellula della ’Ndrangheta tenutasi nella Svizzera orientale. Le immagini dimostrano per la prima volta in assoluto l'esistenza di una struttura formale, nel caso specifico di un locale (cellula), della ’Ndrangheta in Svizzera.

Due presunti membri della propaggine svizzera sono stati arrestati in Calabria per appartenenza ad un'associazione mafiosa. Le indagini delle autorità italiane hanno interessato altre 16 persone residenti in Svizzera.

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha confiscato nel 2014 denaro mafioso per diversi milioni di franchi, compresi i 6,4 milioni depositati su conti svizzeri che erano stati congelati dal 2005 nel quadro di un procedimento per riciclaggio di denaro e falsità in documenti condotto nei confronti di Massimo Ciancimino - figlio di Vito Ciancimino ex sindaco di Palermo e figura chiave nell'intreccio tra mafia e politica in Sicilia, morto nel 2002 - e di altre due persone.

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SDA-ATS