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ROMA - "La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom". L'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, parla a margine del debutto di Fiat Industrial in Borsa, a Piazza Affari, e torna, duro, sul nodo sindacale che resta tutt'altro che sciolto.
Sia nel rapporto tra l'azienda ed il sindacato dei metalmeccanici della Cgil sia in quello tra la stessa Fiom e la Cgil. Marchionne avverte che in caso di 51% di no al referendum su Mirafiori, che si terrà tra un paio di settimane, la Fiat non farà l'investimento: oltre un miliardo di euro per produrre 280 mila veicoli l'anno, in joint venture con Chrysler.
Il numero uno della Fiom, Maurizio Landini, replica: "Le vetture le fanno i lavoratori" e "senza consenso" le fabbriche non possono funzionare. Ribadisce che il referendum è "illegittimo", "non libero" ma imposto "sotto ricatto" dall'azienda; l'accordo "non è firmabile", così come quello di Pomigliano (sono "accordi vergogna"., perchè cancellano il contratto nazionale e ledono diritti indisponibili. Senza contare l'esclusione dalla rappresentanza sindacale.
Allo stesso modo, il leader delle tute blu della Cgil esclude anche l'ipotesi di una firma tecnica, come proposto dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: in caso di vittoria dei sì, "bisognerà prendere atto del risultato", è la posizione espressa dal leader di Corso d'Italia, che comunque nel merito sostiene - condividendo in pieno la linea della Fiom - il giudizio negativo sull'accordo. Stessa condivisione è nel giudizio critico sull'atteggiamento di Marchionne (una "gestione autoritaria e antidemocratica". la definisce Landini). Ma resta il nodo sull'esclusione della Fiom e sulle strategie da seguire per trovare una via d'uscita le strade si dividono.

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SDA-ATS