Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

È salito a oltre 300 il bilancio dei morti negli scontri tra l'esercito filippino e militanti islamici radicali a Marawi, la città nel sud del Paese attaccato dai jihadisti lo scorso 23 maggio.

Lo hanno riferito le forze armate di Manila.

Con le violenze ormai arrivate alla quarta settimana, e un gruppo di centinaia di guerriglieri affiliati all'Isis asserragliati in una porzione del centro, le vittime accertate sono ormai 310: 225 militanti, 59 soldati e 26 civili. A questi numeri vanno probabilmente aggiunti gli "almeno 100 corpi" non ancora recuperati nell'area degli scontri, come stimato ieri da un funzionario locale. Si calcola inoltre che i militanti utilizzino fino a 200 residenti come scudi umani.

Il prolungamento della crisi e l'organizzazione dei militanti - decine dei quali stranieri e appartenenti a diversi gruppi islamici radicalizzati negli ultimi anni - preoccupano i governi dell'area in quanto rappresenta il pericolo di temuto radicamento dello Stato islamico anche nel Sud-est asiatico, in un'area vulnerabile dal punto di vista della sicurezza non solo per le tradizionali rivendicazioni separatiste della comunità musulmana nelle Filippine, ma anche per i fitti contatti via mare tra militanti di Malaysia e Indonesia.

Nonostante l'utilizzo di bombardamenti aerei, l'esercito filippino sembra essere arrivato a un punto di stallo nella sua offensiva per riconquistare la città, tanto che il loro portavoce ha smesso di dare ultimatum riconoscendo che "ci potrebbe volere del tempo" per piegare la resistenza dei militanti.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS