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Il conteggio delle vittime nelle Filippine del super-tifone Haiyan procede a rilento, ma la stima è già catastrofica: 10 mila morti, che potrebbero salire ulteriormente man mano che verranno ristabiliti i contatti con intere zone costiere non ancora raggiunte, mentre nella regione mancano ancora cibo, acqua ed elettricità per la terza notte consecutiva.

Se confermato, il numero renderebbe il tifone - già il più potente mai registrato al mondo - la più distruttiva calamità naturale nella storia delle Filippine.

La cifra di 10 mila vittime "solo nell'isola di Leyte" è stata fornita dal capo della polizia Elmer Soria, e anche la Croce rossa ammette che le vittime saranno migliaia. Sono stime di massima, data la difficoltà nel muoversi su un territorio letteralmente raso al suolo.

Al momento, l'ambasciata elvetica nelle Filippine non ha notizie di cittadini svizzeri fra le vittime. La raccolta di informazioni in merito è tuttavia particolarmente difficile, sottolinea il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae). Berna ha inviato ieri sera cinque esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA), che lavoreranno in stretto contatto con le organizzazioni internazionali.

Nel capoluogo di Tacloban i soccorritori si fanno lentamente strada tra la marea di detriti di ogni tipo che ricopre l'intera fascia costiera, nel tentativo di recuperare le centinaia di cadaveri ancora sotto le macerie. Onde alte fino a sei metri hanno devastato abitazioni e alberi fino a un chilometro dal litorale, in alcuni casi lasciando navi di grossa stazza sulla terraferma. "Non so descrivere quello che ho visto, è orribile", ha detto il ministro dell'interno Manuel Roxas.

Col passare delle ore, le tv filippine trasmettono immagini dall'elicottero anche da altre città da cui manca ancora un bilancio delle vittime, come Guiuan (40 mila abitanti), la prima a essere colpita da Haiyan e anch'essa rasa al suolo.

In un paesaggio simile a quello visto dopo lo tsunami del 2004, i sopravvissuti "camminano come zombie in cerca di cibo", ha raccontato alla Reuters la studentessa Jenny Chu. Centinaia di cadaveri sono stati rinvenuti a Leyte, altri 300 (ma con 2 mila dispersi) sull'isola di Samar; a Tablocan si sta approntando una fossa comune per 500 corpi. Nel caldo tropicale e con la consapevolezza che ci vorranno giorni per recuperare tutti i cadaveri sotto le macerie, c'è timore anche per il diffondersi di malattie.

Le linee telefoniche sono ancora fuori uso; molti superstiti non sono ancora riusciti a far sapere ai parenti di essere vivi, e pregano le tv di riprendere i loro messaggi. Mentre vaste aree agricole rimangono allagate, a Tablocan vengono inoltre già segnalati atti di sciacallaggio delle poche strutture rimaste in piedi, in alcuni casi a opera di uomini armati: il presidente Benigno Aquino ha inviato 500 militari in più proprio per vigilare sull'anarchia imperante, e sta considerando di proclamare la legge marziale.

Le autorità, che avevano provveduto a evacuare 700 mila persone alla vigilia, sembrano ora sopraffatte dalla scala della distruzione. Con l'aeroporto messo ko dalle onde e le strade intasate da alberi e pali della luce divelti, gli aiuti faticano ad arrivare a destinazione e in alcuni casi i convogli sono stati assaliti e depredati da bande di "gangster", come li ha definiti il segretario della Croce Rossa nazionale. Secondo l'Onu, gli sfollati sono 620 mila, di cui 180 mila al di fuori dei centri per evacuati.

Immediata la risposta della Comunità internazionale, con l'Ue che ha stanziato 3 milioni di euro, la Gran Bretagna oltre 7, mentre gli Usa hanno messo a disposizione navi, elicotteri e mezzi di soccorso.

Sui social network, i filippini in patria e all'estero si fanno forza elogiando lo "spirito filippino" che fa resistere la popolazione di fronte ai frequenti disastri naturali. Il reporter televisivo Atom Araullo, unico a trasmettere in diretta nei momenti di massima intensità del tifone, è diventato una specie di super-eroe, simbolo della tenacia nazionale.

Intanto, Haiyan sta per colpire la costa settentrionale del Vietnam, con intensità notevolmente minore rispetto a quella con cui ha flagellato le Filippine; date le intense precipitazioni, si prevedono comunque allagamenti e smottamenti.

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SDA-ATS