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François Fillon

KEYSTONE/AP/CHRISTOPHE ENA

(sda-ats)

Le scuse, poi la rabbia "fredda" - come la definisce lui - contro i giornalisti. E un solo pensiero: "adesso comincia una nuova campagna elettorale".

Così François Fillon pensa di chiudere la saga che ha visto coinvolti tre membri della sua famiglia per incarichi dubbi ma ben retribuiti dal Parlamento. Intanto, Le Monde rincara la dose con nuove accuse e i sondaggi dicono ormai che al ballottaggio lo scontro sarà tra Marine Le Pen, presidente dell'ultradestra del Fronte Nazionale, ed Emmanuel Macron, leader del neo-partito indipendente 'En marche'.

La conferenza con la quale il candidato della destra dei Republicains contava di chiudere la partita si è rivelata più un'iniziativa politica che un chiarimento di fronte ai francesi. Di fatto, il candidato Fillon più che chiarire è stato costretto ad ammettere tutto, anche quello che nelle ultime due, difficili, settimane, ha tentato di negare.

"Tutto quello che ho fatto è legale", è stato il mantra del discorso, ma se madame Penelope e i suoi rampolli, Marie e Charles, lavorassero davvero o si limitassero a passare alla cassa, sembra difficile da provare: "Penelope - ha detto - per tutti questi anni mi ha gestito la posta, l'agenda, gli avvenimenti locali nella Sarthe (la regione in cui abitano, ndr), le manifestazioni, le cerimonie per le decorazioni, i miei interventi, i curricula che arrivavano e che inoltravamo alle imprese sul territorio, i reclami...lo stipendio era perfettamente giustificato, corrispondeva alla sua attività. Non avere il badge dell'Assemblée Nationale non significa non lavorare".

Ha insistito sull'esigenza di Penelope di essere sempre "discreta": "e questo desiderio di non comparire, questa discrezione, oggi si rivolta contro di lei e contro di me. È indegno".

La difesa è passionale, ma non toglie né aggiunge nulla. Il candidato protesta perché sui media "gli stipendi vengono citati in cifre lorde, è un trattamento che si fa solo per i Fillon". Ma poi ammette che tutto questo sistema di cooptazione familiare, benché "perfettamente giustificato e trasparente", "oggi non è più accettato dai francesi. Per questo - ha detto - io mi rammarico profondamente e chiedo scusa ai francesi".

La sala del suo quartier generale - gremita da circa 200 giornalisti - ha atteso la fine del "mea culpa" per scatenarsi con le doverose domande. "Visto che si rammarica, restituirebbe quei soldi?". "No, perché dovrei togliere a Penelope il frutto del suo lavoro?". In pochi minuti, la rabbia contro i media che lo avrebbero trattato in modo "indegno" si è materializzata: contro il Canard Enchainée per primo, poi contro Le Monde - che oggi pubblica alcuni passi dei verbali di interrogatorio - quindi contro la cronista del sito Mediapart, che gli chiedeva come mai avesse detto al telegiornale che prima del 1998 Penelope aveva lavorato gratis per lui, quando poi il Canard ha mostrato che era stipendiata fin dalla fine degli anni Ottanta.

Prima di ammettere di essere stato "impreciso" a causa dell'emozione per il "colpo allo stomaco" ricevuto, ha sibilato alla giornalista "io non ho mai avuto problemi con il fisco". Riferendosi al sito Mediapart che, al termine di una battaglia giudiziaria, ha dovuto versare 2,4 milioni arretrati al fisco.

Fillon ha ribadito le sue accuse al "potere", quindi alla gauche, di essere dietro alla campagna destabilizzante contro di lui: "tutto a vantaggio di chi non vuole il mio programma di rottura con il passato", di chi vuole un ballottaggio fra Marine Le Pen e Emmanuel Macron. "Non potranno rubare agli elettori la scelta che hanno fatto", ha continuato, definendo l'ipotetico "piano B" come "piano Berezina" (che per i francesi equivale a Caporetto).

Effettivamente, se la Le Pen è sempre in testa (26%), secondo un sondaggio OpinionWay pubblicato oggi, a rincorrerla ormai non è più Fillon (20%) ma Macron (23%), da lui definito "una sorta di guru". I giorni che arrivano diranno se Fillon può davvero, come ha promesso, "cominciare oggi una nuova campagna elettorale".

SDA-ATS

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