Clamoroso passo indietro dei due fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, che hanno annunciato le loro dimissioni rispettivamente dalle cariche di amministratore delegato e presidente di Alphabet, la società che controlla il colosso di Mountain View.

Lo scettro passa a Sundar Pichai, già da quattro anni alla guida di Google e che ora diventa il numero uno del gruppo.

È la fine di un'era, con i due ex compagni di college Page e Brin, entrambe 46 anni, oramai nell'Olimpo dei personaggi che hanno fatto della Silicon Valley quella che è oggi, al pari di personaggi come Steve Jobs o Mark Zuckerberg. Ma che già da tempo avevano mostrato di aver preso le distanze dalla loro creatura, per seguire ognuno le proprie passioni, dalle auto del futuro ai progetti spaziali.

Ecco quindi arrivato il momento dell'ascesa di Pichai, 47 anni, che di fatto già da anni porta avanti l'intero business. Il suo incarico è da far tremare i polsi, tanto che qualcuno lo definisce "the worst job", il peggior lavoro della Silicon Valley, con Pichai soprannominato "wartime Ceo".

Arriva infatti in un momento di grandi sfide per Google, che sta vivendo forse il momento più difficile della sua storia: da una parte una serie di indagini antitrust che incombono e avviate anche in altri Paesi; dall'altra le controversie legate a YouTube per la diffusione di immagini e contenuti inappropriati, un tema che sta coinvolgendo tutto il mondo dei social media, da Facebook a Twitter. La notizia per il momento non ha provocato grandi scossoni in Borsa, con un aumento di poco meno del 2%.

C'è inoltre in atto una vera e propria rivolta dei dipendenti di Google, soprattutto contro il modo in cui l'azienda ha gestito alcuni casi di molestie sessuali e una serie di assunzioni e licenziamenti definiti "facili" e contestati duramente. Più in generale Pichai sarà chiamato a gestire la transizione di Google verso un futuro ancora oggi incerto, con Page e Brin che negli ultimi anni avevano spostato l'attenzione su progetti nuovi e lontani dal core business dell'azienda, come quelli sull'auto a guida autonoma o sui sistemi di smart city, case intelligenti e cybersecurity. Tutte iniziative che però al momento non avrebbero portato ai risultati sperati. Mentre la pubblicità sul motore di ricerca e su YouTube restano di gran lunga le principali entrate di Mountain View.

Oneri e onori dunque per Pichai, che diventa ancor di più il volto di Google ma che ora sarà davvero solo a dover mettere la faccia anche nelle situazioni più delicate. E che dovrà lottare per liberarsi della presenza ingombrante dei due padri fondatori, che resteranno comunque nel board di Alphabet e che continuano a possedere la maggioranza delle azioni del gruppo. I boss, scrive qualcuno, in realtà restano sempre loro.

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