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Forte export di mascherine malgrado penuria, lauti guadagni

Le mascherine possono essere un buon affare. KEYSTONE/STF sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 aprile 2020 - 12:00
(Keystone-ATS)

Diversi grossisti hanno esportato mascherine all'estero, conseguendo lauti guadagni, proprio quando gli ospedali e le case per anziani in Svizzera avevano urgente bisogno di materiale protettivo contro il coronavirus.

Lo scrivono SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche, che si basano su dati dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD).

In marzo, negli stessi momenti in cui l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) invitava le persone che avevano molte mascherine a donarle a nosocomi e istituti, uscivano dalla frontiera tonnellate di articoli dello stesso tipo: per la precisione prodotti di categoria FFP2 e FFP3, quelli cioè dotati di filtri e specificatamente pensati per un uso professionale, in special modo del personale sanitario.

Concretamente, stando alle ricerche dei domenicali l'export di mascherine si è attestato nel primo trimestre a 25 tonnellate, un dato immensamente superiore ai 13 chilogrammi (kg, non tonnellate) dello stesso periodo del 2019. La metà è finita in Cina, 6 tonnellate a Hong Kong e quasi 2 in Germania.

Come è stato possibile? "In ultima analisi si tratta di soldi e di fare affari", spiega sulla SonntagsZeitung Enea Martinelli, vicepresidente da Pharmasuisse, la società svizzera dei farmacisti. "Alcuni intermediari hanno acquistato tali articoli su larga scala, spesso prima dello scoppio della pandemia, per poi vendere al miglior offerente". Lo stesso Martinelli, farmacista capo presso gli ospedali di Frutigen, Meiringen e Interlaken (tutti nel canton Berna) si è trovato in difficoltà. "Ho dovuto cercare mascherine in Turchia o in Tunisia, perché qui scarseggiavano". Una situazione difficile, "era in gioco la salute del personale".

Anche i produttori sono critici riguardo a quanto sta avvenendo. "Sullo sfondo dell'attuale crisi del coronavirus non abbiamo aumentato i prezzi", afferma ad esempio Roland Meier, direttore di 3M Svizzera. "Ma è vero che vediamo che esistono offerte per le nostre mascherine a prezzi che sono al di là del bene e del male. Noi abbiamo però alcuna influenza sulle tariffe di commercianti e intermediari che consegnano la merce".

Sempre stando ai giornali di Tamedia, i numeri dell'AFD mostrano che i guadagni in gioco devono essere stati notevoli. In gennaio le mascherine venivano infatti esportate per un valore medio di 20 franchi al chilo, un dato salito improvvisamente a 205 franchi in marzo e fra l'altro doppio a quello delle importazioni per il medesimo prodotto. Il valore medio relativo all'export in Cina era di 61 franchi al chilo, mentre per l'Italia si sono raggiunti i 316 franchi e per l'Austria addirittura 455 franchi.

Un mese fa il Consiglio federale ha decretato la necessità di un'autorizzazione per tutte le esportazioni di materiale medico di protezione. Nel frattempo sono giunte alla Segreteria di Stato dell'economia (Seco) 94 richieste, tutte approvate perché il fabbisogno è intanto coperto in Svizzera.

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