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I candidati alle elezioni presidenziali francesi impegnati ieri sera in un dibattito televisivo.

KEYSTONE/AP AFP POOL/LIONEL BONAVENTURE

(sda-ats)

Rilancio dell'economia, lotta alla disoccupazione, Unione europea: negli studi di BFM-TV è entrato nel vivo ieri sera il dibattito degli undici candidati alle elezioni presidenziali francesi del 23 aprile e del 7 maggio.

Marine Le Pen si è presentata come una "francese, una madre di famiglia", candidata a uno scrutinio che "considera una scelta di civiltà". "Voglio restituire la parola al popolo, voglio rimettere la Francia in ordine", ha garantito la candidata del Front National, favorita nei sondaggi per il primo turno insieme a Emmanuel Macron (En Marche!).

Quest'ultimo ha detto di "non credere al fatalismo dell'inazione". "Il nostro Paese - ha avvertito Macron - è bloccato da un sistema che non vuole vere riforme. Quello che vi propongo è una vera alternanza, profonda, il rinnovamento della nostra vita politica". Francois Fillon, il leader dei Républicains travolto dal PenelopeGate, ha assicurato che come presidente "dovrà salvare l'Europa alla deriva. Entro 10 anni - ha promesso - il mio obiettivo è fare della Francia la prima potenza europea".

Il leader della sinistra alternativa, Jean-Luc Mélenchon, si è detto "pronto" a governare. "Voglio sradicare la miseria perché non si vive felici in un oceano di miseria. Per me, la finanza deve restituire i soldi", ha continuato il candidato della France Insoumise. Mentre il socialista, Benoit Hamon, ha promesso di voler essere un "presidente onesto". Tra l'altro, si è detto favorevole alla nazionalizzazione di industrie in crisi, come i cantieri Stx di Saint-Nazaire.

Sugli 11 candidati in lizza, ben otto sono euroscettici o in ogni caso contrari all'attuale Ue: oltre a Le Pen e Mélenchon, anche Nathalie Arthaud (Lutte ouvrière), Philippe Poutou (Nouveau Parti Anticapitaliste), Jean Lassalle (Résistons), Jacques Cheminade (Solidarité et Progrès) , François Asselineau (Union populaire Républicaine) e Nicolas Dupont-Aignan (Debout la République!). Le Pen si è trovata a dover difendere un'uscita dall'euro in qualche modo più 'lenta', vincolata ad un referendum popolare, mentre Asselineau promette: 'Frexit diretto'.

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SDA-ATS