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Il candidato alle presidenziali François Fillon

KEYSTONE/EPA/JULIEN WARNAND

(sda-ats)

"Dimettiti!", "Ladro": urla e contestazioni all'arrivo di François Fillon al comizio di Charleville-Meziers, nelle Ardenne, una delle città simbolo della crisi dell'agricoltura.

Ma il candidato assediato dalle inchieste, con moglie e figli coinvolti nel tentacolare Penelopegate, resiste. "Provo rabbia nei confronti di vuole demolirmi. Non cercano giustizia, cercano di spezzarmi, di spezzare me e la destra. Aiutatemi a resistere".

Il caso Fillon si allarga a macchia d'olio. Dopo la contestazione peraltro isolata e conclusa con l'intervento della polizia che ha trascinato via un paio di persone, il candidato dei Républicains ha sfogato tutta la sua rabbia sul palco. "Violenza inaudita, cose mai viste, non vi fate scippare il voto".

Parole durissime, dopo le accuse di ieri al "potere" di un "colpo di stato istituzionale". Fra rabbia e desiderio di rivolta, Fillon accusa però in pieno il colpo. Prima del comizio ha visitato un asilo. I testimoni dicono che sorrideva ma ogni tanto "era assente". Pensava, certamente, ai figli Marie e Charles che aspettano da un momento all'altro la convocazione della sezione finanziaria della Procura.

Dovranno spiegare cosa facevano dal 2005 al 2007 come assistenti parlamentari del padre, che li ha pagati 84.000 euro, somma che va ad aggiungersi ai 900.000 di Penelope. "Mi attaccano perché ho voluto che mia moglie fosse la mia prima collaboratrice - ha detto stasera nel comizio - capisco che alcune accuse possano colpire. Ma è solo perché vengono ripetute continuamente. Ma se una menzogna viene ripetuta, non per questo diventa verità".

L'interrogatorio dei due giovani, annunciato per oggi, si svolgerà nei prossimi giorni, così come ci si attende una perquisizione in Senato, come due giorni fa c'è stata quella all'Assemblea nazionale.

Fillon continua a parlare di "attacchi programmati minuziosamente". Ma forse i più violenti sono arrivati dalle sue stesse parole, come il 26 gennaio quando affermò in diretta tv di aver "remunerato due figli avvocati" da senatore per "missioni precise in base alle loro competenze".

Dal 2005 al 2007 però, Marie - che aveva 23 anni, si era diplomata ma sarebbe diventata avvocato due anni dopo - intascò 3.800 euro lorde al mese. E suo fratello 4.846, pur non essendo avvocato. Lo inchioda poi l'intervista di Penelope che nel 2007 assicurava di "non essere l'assistente parlamentare" del marito. "E' un modo di dire - ha tentato di minimizzare l'avvocato di Fillon, Antonin Levy, figlio del filosofo Bernard-Henri Levy - dietro non c'è nulla di concreto".

Ormai, però, i sondaggi danno François Fillon in calo continuo. L'ultimo situa Marine Le Pen al 24,5% al primo turno, Fillon e Macron alla pari al 20%. Dieci giorni fa il candidato dei Républicains era in testa in quasi tutte le rilevazioni, e dato per sicuro vincente al ballottaggio contro Marine Le Pen.

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SDA-ATS