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Benoît Hamon

KEYSTONE/EPA/JEREMY LEMPIN

(sda-ats)

Benoît Hamon sarebbe "ampiamente vincitore" del ballottaggio nelle primarie della sinistra francese, con il 58-60% dei voti davanti a Manuel Valls. E' il risultato di un exit poll pubblicato dal quotidiano belga Le Soir.

Alla festa per la vittoria vino rosso o bianco, niente champagne: è stato lo stesso Benoit Hamon a impartire un ordine preciso: si balla soltanto con musica da dischi in vinile.

E' il ritorno al futuro della gauche, fallito il socialismo riformista di François Hollande. La disoccupazione non si batte, è il piano del candidato Hamon, meglio puntare a un reddito universale.

Unico neo del progetto: non è pensato per vincere fra tre mesi, forse nemmeno nel 2022. E' lo stesso proponente ad aver immaginato un percorso molto graduale, senz'altro più di cinque anni.

Cinquantenne, bretone, diplomato in storia, Hamon - che il suo avversario di oggi, Manuel Valls, aveva chiamato come ministro dell'Educazione - è stato una delle principali spine nel fianco della maggioranza socialista al governo. Non ha votato neppure la riforma del lavoro, era uno dei capi, degli 'agitatori' che guidavano la fronda, i separati in casa che hanno di fatto spinto il governo nel baratro costringendolo a più riprese al famigerato 49-3, il voto di fiducia.

Con il programma da candidato presentato dopo un crollo di popolarità della coppia Hollande-Valls senza precedenti, Hamon ha voluto deliberatamente lasciar intendere che per il 2017 c'è poco o niente da fare, viste le premesse. Il contrario di Valls, che ha ripetuto "nulla è già scritto" ed ha insistito sulle sue riforme.

Benoit, che ha trovato nell'ex candidato americano Bernie Sanders un'ispirazione, ha voluto dare un'impronta unica: che lo distinguesse anche da Emmanuel Macron e il suo socialismo liberal, da Arnaud Montebourg, disposto a tutto pur di salvare le imprese francesi in difficoltà, dai toni operaisti di Jean-Luc Melenchon.

Hamon è per una rivoluzione che ha paragonato all'instaurazione dell'assistenza sociale nel dopoguerra: a termine, non domani, forse dopodomani, 750 euro per tutti i francesi, a prescindere dal reddito, uno sforzo calcolato in 450 miliardi per lo Stato. Valls l'ha accusato di essere il "candidato delle tasse", ma lui si è difeso parlando di patrimoniale e "tassa sui robot", imposta sulle imprese dove l'automatizzazione tecnologica ha sostituito il lavoro umano.

Tutto il resto, la visione di un mondo che è agli antipodi di quello di oggi, ha reso possibile la sua vittoria, in una Francia dove lo scontento e la mancanza di entusiasmo nelle file della sinistra ha toccato livelli mai conosciuti in passato: cittadini che - grazie al reddito universale finanziato dalle macchine - sceglieranno di lavorare part-time, l'abbandono del "mito della crescita" e della propensione al consumo come indice di salute economica della società.

E, come corollario, ecologia al centro della politica, rottamazione di tutti i veicoli diesel entro il 2025, un mondo migliore per i figli, più probabilmente per i nipoti.

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SDA-ATS