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PARIGI - L'annuncio di una riunione speciale all'Eliseo consacrata al "problema" dei rom e dei nomadi in Francia equivale a "una dichiarazione di guerra". È la dura accusa lanciata dal presidente dell'Unione francese delle associazioni tzigane (Ufat), Alain Dumas, che teme una nuova "pagina nera" nella storia della minoranza, in un Paese in cui rom e nomadi sono già oggetto di una "normativa a parte".
Il presidente, Nicolas Sarkozy, ha convocato per mercoledì prossimo una riunione straordinaria sui "problemi che pongono i comportamenti di alcuni nomadi e rom", che "farà il punto della situazione in tutto il Paese, anche dopo gli scontri di domenica scorsa con la gendarmeria a Saint-Aignan, nella regione della Loira, e deciderà lo sgombero degli accampamenti in condizione irregolare".
Sarkozy "vuole farci la guerra. Ma attenzione, perché siamo più determinati di una volta a non chinare la testa", avverte Dumas, sottolineando che la riunione voluta dal capo di Stato "non ha precedenti dai tempi della Liberazione" dal nazifascismo, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Intanto, anche un altro collettivo francese che riunisce associazioni di rom e nomadi punta il dito contro una "politica di natura razziale". Un vero e proprio "regime di apartheid, dovuto a una normativa a parte". Un riferimento ai vincoli imposti ai rom in termini di libera circolazione, ma anche all'obbligo di segnalare la propria presenza ogni tre mesi alla questura o il rifiuto di alcuni comuni di accettare nelle scuole figli di famiglie nomadi.
L'annuncio di Sarkozy ha già suscitato forti critiche da parte delle associazioni di difesa dei diritti dell'uomo, che accusano governo e presidente di stigmatizzare un'intera comunità sulla base di un singolo fatto, gli scontri di domenica a Saint-Aignan.

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SDA-ATS